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Italia: Biella: Una praticante del Falun Gong scrive al Presidente del consiglio Bertinotti
Egregio Onorevole Presidente Biella, 10 novembre 2007 Egregio Signor Presidente In occasione della sua visita nella città di Biella del 10 novembre 2007, ho avuto l’opportunità di incontrarla e di consegnarle del materiale riguardante la grave situazione dei diritti umani in Cina con particolare riferimento alla persecuzione del Falun Gong, sollecitando l’interesse del Parlamento italiano in questa materia. Solo all’ultimo ho saputo della sua visita nella mia città e per questo non ho potuto allegare a tale materiale una lettera adeguata. Desidero pertanto qui rinnovarle la richiesta urgente di sollecitare il Comitato Permanente per i Diritti Umani della III Commissione Permanente Affari Esteri ad occuparsi della situazione dei diritti umani in Cina. Dall’inizio della legislatura infatti, nonostante il Comitato abbia attivato un’indagine conoscitiva sulla situazione dei diritti umani nel mondo, con numerose audizioni, non ha ancora rivolto la sua attenzione alla situazione cinese, che è particolarmente grave. L’ONU, insieme alle più autorevoli organizzazioni internazionali sui diritti umani e ad altri gruppi che si battono in difesa dei diritti fondamentali dell’uomo, descrivono un quadro spaventoso della situazione in Cina. Ogni forma di dissenso, sia esso politico o religioso, è calpestato. Arresti arbitrari e torture sono all’ordine del giorno. I campi di lavori forzati per i prigionieri di coscienza contano milioni di detenuti. Libertà di stampa e di comunicazione sono negate a livello fondamentale. L’elenco delle violazioni commesse in quel paese potrebbe essere molto lungo. In questo quadro così preoccupante, tuttavia, la situazione di certo più grave è quella dei praticanti del Falun Gong. I praticanti di questa antica disciplina spirituale sono infatti il primo obiettivo della repressione del regime cinese. Secondo Manfred Nowak, ispettore speciale dell’ONU, il 66% delle vittime di torture durante la custodia in Cina sono praticanti del Falun Gong. In più è stato ormai comprovato che queste persone sono usate per alimentare il “turismo dei trapianti”, cioè sono uccisi per venderne gli organi vitali. Questo è tanto disumano da risultare incredibile, eppure è dimostrato da molte fonti. David Kilgour, ex segretario di Stato canadese e David Matas, celebre avvocato dei diritti umani, hanno pubblicato il risultato di un’indagine permanente in cui tracciano le dimensioni di questa pratica raccapricciante. Dal 2000 al 2005, pur tenendo conto dell’ammissione del regime cinese di utilizzare gli organi dei detenuti giustiziati, ci sono oltre 40.000 trapianti dei quali non si può giustificare la fonte. In Cina oggi è possibile comprare un organo compatibile in pochi giorni. I praticanti del Falun Gong incarcerati sono oggetto di sistematici esami del sangue, non certo imputabili al desiderio delle autorità di tutelarne la salute, considerato che sono oggetto di maltrattamenti e torture. Ci sono registrazioni telefoniche in cui dipendenti di diverse strutture ospedaliere cinesi ammettono di fare uso degli organi di praticanti del Falun Gong. Queste sono solo alcune delle argomentazioni con cui Kilgour e Matas denunciano quello che accade in Cina. Entrambe stanno girando il mondo, accolti e ascoltati in molti parlamenti e altre sedi istituzionali. Ritengo che sarebbe interesse delle nostre Istituzioni e di tutti noi come cittadini di uno stato che si preoccupa della tutela dei diritti umani e della dignità umana ascoltare le loro voci. Il secolo scorso ha conosciuto tragedie che hanno avuto come prima causa l’indifferenza di chi poteva fare, ma non ha fatto. Queste sono tragedie in corso, ci sono vite che vengono spezzate ora, mentre legge questa lettera, e vite che potranno essere salvate se mettiamo principi e umanità al primo posto. Ritengo che questo sia anche, dopo tutto, il nostro più grande interesse. Certa della sua sensibilità, le rivolto un saluto cordiale E-mail: v.melelli@email.it
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