Hebei: Donna resa inabile e costretta ad affrontare il processo

(Minghui.org) Una donna resa inabile è stata costretta ad affrontare il processo insieme ad altre tre imputate, arrestate con lei dopo essere state denunciate perché stavano distribuendo del materiale informativo sul Falun Gong, una disciplina spirituale perseguitata dal regime comunista cinese.

Precedentemente al processo, che si è tenuto il primo dicembre, l'avvocato della signora Li Youju aveva presentato diverse richieste per ottenere il rilascio della sua assistita per motivi di salute, tuttavia il giudice Guan Feng le aveva ripetutamente negate.

Il 16 giugno 2016 la signora Li e le altre imputate, tutte residenti nella contea di Qinglong, sono state arrestate mentre stavano distribuendo il materiale informativo nella vicina città di Chengde.

I loro avvocati difensori hanno sostenuto che nessuna legge in Cina criminalizza il Falun Gong e che le quattro praticanti non avrebbero mai dovuto essere perseguite per aver esercitato il loro diritto costituzionale alla libertà di credo e alla libertà di stampa.

Il giudice minaccia di allontanare dall'aula il figlio in lacrime per le condizioni della madre

Dopo l'arresto, la signora Li è svenuta ed è stata ricoverata al pronto soccorso in diverse circostanze. L'11 novembre il centro di detenzione ha presentato al giudice Guan Feng la documentazione medica della praticante ed in risposta il suo avvocato ha presentato nello stesso giorno una richiesta di rilascio per motivi di salute. Tuttavia il giudice Guan non l'ha accolta.

L'avvocato ha insistito più volte, ma la richiesta è stata continuamente respinta.

Alla signora Li è stato ordinato di affrontare il processo, incapace di camminare e incontinente.Due ufficiali giudiziari l'hanno trasportata in tribunale e per farla stare seduta dritta, l’hanno fissata alla sedia.

Nel corso del processo la praticante si è imbrattata i pantaloni facendosi i bisogni addosso e dopo essere stata portata in bagno per cambiarsi il pannolino ha iniziato ad agitarsi e si è rifiutata di sedersi nuovamente. Suo figlio l'ha distesa allora su una panca appoggiandole la testa sulla sua gamba.

Nel constatare la debolezza di sua madre, il giovane non ha potuto fare a meno di scoppiare a piangere e il giudice Guan ha minacciato di farlo allontanare dall'aula.

Rifiutate le richieste di ricusazione

Quando all'inizio dell'udienza il giudice Guan ha chiesto ai praticanti se avessero qualcosa da dire, la signora Chen Lixin ha chiesto che venisse ricusato. La donna ha sostenuto che poiché il giudice era membro del Partito Comunista Cinese ed era ateo, non era idoneo a processarla per la sua fede.

Anche l'avvocato della signora Du Fengqin ha sostenuto le richieste della signora Lixin.

Il giudice ha allora sospeso l'udienza per tre minuti e alla ripresa della sessione ha annunciato che tutti coloro che avessero ancora sollevato il tema della ricusazione sarebbero stati allontanati dall'aula.

L'avvocato della signora Du ha insistito nuovamente che il pubblico ministero venisse ricusato e di conseguenza il giudice ha ordinato a due ufficiali giudiziari di buttarlo fuori. Il fratello della signora Du si è alzato in piedi per fermare i funzionari ed ha esclamato: “Lui è il nostro avvocato e io non vi permetterò di allontanarlo dall'aula senza alcuna valida ragione!”.

Il giudice si è poi calmato e ha fatto segno di procedere con l'udienza.

Gli avvocati chiedono l'assoluzione

Gli avvocati hanno difeso l'innocenza delle praticanti, confutato le prove dell'accusa e sfidato il PM a presentare la suddetta testimonianza che avrebbe dimostrato la loro colpevolezza.

Le signore Chen, Du e Yang Lixin hanno anche testimoniato in loro difesa. Le tre imputate hanno tutte dato merito al Falun Gong per aver restituito loro la salute e concesso loro una vita più appagante, ragione per cui si sono sentite in dovere di dire alla gente che la persecuzione è sbagliata.

Il giudice ha rinviato l'udienza senza emettere alcun verdetto e le quattro praticanti sono state riportate al centro di detenzione di Chengde.


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