Pubblicato il: Giovedì 5. Luglio 2007      
Italia: Diritti umani, il lato oscuro cinese
L'avvocato canadese Matas ha denunciato espianti di organi a cuore battente su detenuti
Simone Forconi - Il Bergamo

Grandi temi. Convegno della Lega Nord sulle contraddizioni della Repubblica popolare

L'avvocato canadese Matas ha denunciato espianti di organi a cuore battente su detenuti

Simone Forconi
bergamo@ilbergamo.it

Un gigante economico e un mostro sociale, in grado di aggredire i mercati internazionali e comprimere i diritti civili con uguale spregiudicatezza. È il ritratto a tinte fosche della Repubblica Popolare Cinese emerso nel convegno organizzato dalla Lega Nord nella Sala Scuderia di Borgo Palazzo. Tema della discussione, le contraddizioni di un Paese tuttora attraversato da feroci persecuzioni contro minoranze etniche (tibetani e uiguri) accusate di separatismo, e contro il Falun 􀀖ong, movimento spirituale ormai diffuso in tutto il mondo.

Ne è portavoce il professor Erping Zhang, testimone del clima di repressione che si respira a Pechino: “Ho lavorato per il governo cinese fino al 1984, poi ho completato i miei studi negli Stati Uniti - esordisce Zhang -. Ora vivo in esilio, dedicandomi alla causa del Falun Gong dall’inizio della persecuzione”. Era il 20 luglio del 1999: il presidente Jiang Zemin emanò una direttiva per sradicare dalla Cina l’associazione, considerata una setta eretica pericolosa per l’integrità dello Stato. È attivo da allora “l’ufficio 6-10”, un corpo di polizia dedito a carcerazioni arbitrarie, torture e confessioni estorte con la forza.

Ma perché tanta ferocia contro Falun Gong? “Non si tratta di un gruppo politico o di una confessione religiosa – spiega ancora Zhang -, ma di una disciplina spirituale ispirata a verità, tolleranza e compassione, che prevede meditazione e cura del corpo. Nel 1992 il Falun si diffuse come pratica collettiva in tutto il Paese. Dopo qualche anno il regime stimò che gli aderenti fossero circa 70 milioni, una cifra molto vicina agli iscritti al partito comunista: da allora siamo visti come una minaccia e perseguitati. C’è di più. L’avvocato canadese David Matas ha recentemente presentato al Congresso degli Stati Uniti un dossier dai contenuti raccapriccianti: sulla pelle dei perseguitati politici, in Cina, è cresciuto un business legato al traffico illegale di organi. “A migliaia di detenuti vengono espiantati gli organi a cuore battente. Molti di questi sono di Falun Gong”. In Cina, in effetti, non esiste un sistema legale di espianto e donazione di organi: “Le autorità carcerarie - prosegue Matas - sono ovviamente restie a rivelare verità inconfessabili. Però presso gli ospedali esistono strutture specializzate per i trapianti, che sono in aumento. I cadaveri vengono poi cremati per far sparire ogni prova”.

Dal senatore leghista Dario Galli, intervenuto a conclusione del dibattito, giunge una riflessione critica su quella parte di Occidente che alimenta le dinamiche perverse della società e dell’economia del gigante asiatico. “Dietro la competitività della Cina sui mercati - sostiene Galli - c’è una politica sociale che fa dell’operaio un servo senza diritti. Ma tutto il sudest asiatico è meta di una delocalizzazione produttiva da parte delle multinazionali occidentali, che moltiplicano i profitti grazie al bassissimo costo della manodopera”. Un atto d’accusa contro i sostenitori della globalizzazione: “La concorrenza sleale danneggia la nostra economia, senza creare sviluppo. In Cina un miliardo di abitanti è estraneo ai processi produttivi, vivendo in miseria nelle campagne”. Quale ricetta per curare i mali? “Dazi e quote d’ingresso per le loro merci - conclude Galli -, ma anche pressioni della comunità internazionale sul tema dei diritti umani. Il progresso sociale sia la premessa per uno sviluppo economico non invasivo”.



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