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Verbania: Lettera al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
Appello inerente al tema dei Diritti Umani negati in Cina Prof. PAOLO FERRANTE
La situazione è drammatica: dai tre ai sei milioni di persone (prigionieri politici, giornalisti dissidenti, religiosi d’ogni fede, criminali comuni…), costrette ai lavori forzati, al lavaggio del cervello, alle torture fisiche e alla morte, sono rinchiusi nei Laogai, i campi di concentramento cinesi. La parola Laogai è una sigla ricavata da LAODONG GAIZAO DUI e significa "Riforma attraverso il lavoro". I Laogai sono strettamente funzionali allo stato totalitario cinese per un doppio scopo: La decisione di rinchiudere gli accusati è spesso a totale discrezione della polizia. La vita nei Laogai: l'orario di lavoro arriva fino a 16 ore al giorno; sicurezza e igiene non esistono; il giaciglio è sulla nuda pietra; il cibo è inadeguato e proporzionato al lavoro eseguito; la fame è continua compagna del detenuto. Le punizioni nei Laogai: i pestaggi e le torture sono all'ordine del giorno; frequenti le scariche elettriche e la sospensione per le braccia; isolamento forzato per numerosi giorni, poco cibo e chiusi in celle di due-tre metri cubi, in compagnia dei propri escrementi. Signor Presidente, sapevamo tutti che, calato il sipario olimpico, ci sarebbe stato un ulteriore giro di vite. É notizia di ieri (26 agosto 2008) che domenica, poche ore prima della spettacolare cerimonia conclusiva delle Olimpiadi, che io e altri amici abbiamo deciso di non seguire in TV, quattro agenti si sono presentati nella cattedrale di Wuqiu, nella regione di Hebei, e hanno trascinato via monsignor Giulio Jia Zhiguo, vescovo della Chiesa cattolica sotterranea cinese, che al momento dell'arresto stava celebrando la Santa Messa. Mentre, attraverso le Olimpiadi il regime mostrava al mondo il suo volto "liberale", altri eventi simili si sono succeduti nel mese di agosto, soprattutto contro la comunità tibetana. Inoltre, prima delle olimpiadi sono stati arrestati 8.000 aderenti al movimento Falun Gong e, alcuni di essi, sono stati torturati a morte. Non Le elenco altre situazioni perché alcune repressioni sono riuscite a superare il ferreo controllo del Governo cinese e giungere fino a noi e pubblicate su alcuni nostri quotidiani. Ci rivolgiamo a Lei, Presidente, non solo per l'alta carica che ricopre, ma anche per la sua sensibilità verso l'umanità. Con questo appello non abbiamo nessuna pretesa. Siamo un gruppo di insegnanti promotori dell'iniziativa a favore dei diritti umani e la vorremmo condividere con Lei e con il Ministro della Pubblica Istruzione Mariastella Gelmini. I nostri obiettivi sono fondamentalmente cinque: Signor Presidente, grato per l'attenzione che vorrà mostrarci, mi permetto di allegare alla presente le firme raccolte tra gli insegnanti. La Sua vicinanza ci sprona a mettere al centro della nostra attenzione l'uomo, ovunque sia e chiunque sia. Le auguriamo buon lavoro e restiamo in attesa di un Suo riscontro. Verbania, 27.08.08 |
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