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Segretariatosicialerai.it: 2008 - Anno dei Diritti Umani e delle Pari Opportunità
Fonte: www.segretariatosociale.rai.it A Pechino, il rapido sviluppo urbano, alimentato dai preparativi per le Olimpiadi, ha implicato lo sfratto forzato di decine di migliaia di abitanti dalle loro case in violazione della legge cinese e degli standard internazionali sul diritto all'abitazione. Gli sfrattati hanno avuto poche possibilità di fare ricorso alla giustizia. La campagna per il rispetto dei diritti umani si è fatta più pressante con l'assegnazione a Pechino dei Giochi Olimpici 2008. Notevoli sono stati gli investimenti economici negli ultimi anni in vista dell'importante evento mediatico. Ma questi sono stati "sporcati" dalle restrizioni imposte dalle leggi cinesi sui diritti dei lavoratori: le leggi nazionali impediscono ai lavoratori di organizzarsi in sindacati indipendenti. Di conseguenza, i lavoratori non hanno la possibilità di chiedere miglioramenti quando le condizioni di lavoro sono inadeguate, i salari bassi e le misure di sicurezza assenti. E' permesso solo il sindacato statale. Lo stato assicura, comunque, i diritti dei lavoratori; ma la quantità annua di morti sul lavoro ha destato molte preoccupazioni e parecchie critiche e denunce non solo da organizzazioni umanitarie, ma anche dall'interno degli stessi organi di governo cinesi. In Cina non esistono leggi sull'omosessualità, anche se l'età minima legale per i rapporti sessuali è 14 anni per tutti. Fino all'aprile del 2001 l'omosessualità era inserita nel registro ufficiale delle malattie psichiatriche. Poi la terza edizione delle Norme Cinesi per la Classificazione e la Diagnosi delle Malattie Mentali ha formalmente cancellato l'omosessualità dall'elenco delle malattie, sebbene l'attrazione per quelli dello stesso sesso rimanga elencata come fonte di esaurimento nervoso per quegli sfortunati aventi un simile orientamento. MINORANZE ETNICHE E RELIGIOSE Il governo cinese si è frequentemente macchiato di violazioni dei diritti umani nei confronti di minoranze etniche e religiose e dissidenti politici: l'esempio più celebre, per l'opera di sensibilizzazione mondiale in cui si è prodigato il Dalai Lama, è l'occupazione armata del territorio tibetano. Le violazioni dei diritti umani ha come bersaglio oltre ai Buddisti Tibetani, anche i Mussulmani Uighur, i Cristiani (la hiesa di Roma non è riconosciuta dalla Cina) e vari gruppi di QiGong. Il Falun Gong, chiamato anche Falun Dafa, secondo Amnesty, è il gruppo più numeroso al mondo esposto ad una sistematica e malvagia persecuzione. L'atteggiamento delle autorità varia considerevolmente, sulla base di considerazioni politiche: nei confronti dei musulmani, in particolare, il regime ha adottato misure repressive soprattutto nelle aree periferiche in cui si sono manifestate tendenze autonomiste ritenute pericolose, come quelle degli uighur del Xinjiang, per i supposti legami con movimenti radicali islamici (e per questa ragione Pechino ha goduto dopo l'11 settembre 2001 della comprensione americana). Sono soprattutto le confessioni che tendono a sfuggire al controllo dell'autorità civile, Chiese o culti di origine straniera o sette indigene, a essere sospettate e anche interessate a provvedimenti restrittivi o repressivi. Tendenzialmente il Buddismo e il Taoismo godono di maggiore libertà rispetto alle confessioni cristiane. A partire dal 1999, il regime ha rafforzato i controlli sui cattolici, su quelli "patriottici" quanto su quelli indipendenti; le autorità sono intervenute nell'organizzazione interna della Chiesa cattolica riconosciuta e hanno fatto forti pressioni sui membri della Chiesa non-ufficiale. Le relazioni di Pechino con i cattolici cinesi, inoltre, sono complicate dai rapporti con il Vaticano: anche se vi sono state ripetute dichiarazioni volte a favorire un avvicinamento, il dissenso rimane sostanziale e riguarda in particolare le prerogative del Papa nell'ordinazione dei vescovi e nel controllo della gerarchia della Chiesa cinese. Questa rigidità di Pechino ha un'origine complessa, poichè in essa pesa senz'altro la formazione marxista e radicale dell'èlite al potere, ma anche una tradizione confuciana che in passato (per la coincidenza delle attività missionarie con l'interferenza delle potenze imperialistiche occidentali) ha alimentato atteggiamenti xenofobi e una sostanziale estraneità non solo ai principi di libertà, ma anche all'idea stessa che possa sussistere una gerarchia religiosa veramente autonoma e dotata di potere in seno allo Stato cinese. GIORNALISTI La Cina e' oggi "la piu' grande prigione del mondo per i giornalisti (con 33 detenuti) e per i blogger (con 49 detenuti)". A sostenerlo è l'organizzazione Reporter sans Frontiers, che precisa come in cento stiano scontando pene detentive dopo essere stati condannati per "sovversione" o per aver "rivelato segreti di Stato". Vittime non sono soltanto i giornalisti cinesi, ma anche quelli stranieri. Lo stesso Parlamento europeo si è espresso più volte in merito alle violazioni della libertà di espressione, dicendosi preoccupato per il controllo e la censura dell'informazione via internet e invitando le autorità cinesi "a porre fine al blocco di migliaia di siti web, tra cui quelli di mezzi d'informazione europei". Gli eurodeputati hanno chiesto che le relazioni commerciali dell'Ue con la Cina "siano subordinate a riforme in materia di diritti dell'uomo". Molti utenti internet che rischiano l'arresto solo per l'invio via email di notizie censurate o per lo scambio di opinioni. Il nuovo sito olimpico di HRW sta raccogliendo post da utenti cinesi e li sta traducendo in Inglese per mostrare ai lettori il tipo di informazione che i cittadini Cinesi cercano e che il governo cerca di vietare. Il 7 Agosto 2004 durante la finale dell'Asian Cup, durante uno scontro tra la polizia e le folle che protestavano per i risultati dell'incontro, diversi poliziotti hanno colpito con manganelli e dato calci a un fotografo dell'Associated Press, distruggendo la sua macchina fotografica, e spinto un fotografo dell'AFP. Entrambi i giornalisti stavano fotografando gli incidenti da dietro la linea di sicurezza e si erano identificati come membri della stampa. PENA DI MORTE Il numero delle esecuzioni capitali è un segreto di stato in Cina e le condanne a morte, previste per un totale di 68 diversi reati, sarebbero 7-8mila all'anno secondo le organizzazioni che si battono per i diritti umani. Secondo il rapporto di Amnesty International sulla pena di morte nel mondo nel 2006, la Cina, nonostante un leggero calo, è in cima alla lista, con il 63% delle esecuzioni. Ovvero su 1591 esecuzioni certificate, 1.010 sono quelle registrate nella Repubblica Popolare - benchè, secondo gli attivisti, i veri dati potrebbero essere di otto volte superiori. Se da una parte il governo cinese non fornisce cifre ufficiali ma assicura di dispensare la pena capitale solo in caso di gravi reati penali (omicidio, strage, terrorismo…), escludendo reati politici o di qualsiasi altro genere, e ha pubblicato sul web una copia del proprio codice penale che conferma questa versione, dall'altra, un esponente politico cinese, Chen Zhonglin, delegato della municipalità di Chongqing, giurista e preside della facoltà di legge dell'Università sudorientale cinese, in un'intervista ha parlato di 10.000 esecuzioni l'anno. Secondo il presidente del Tribunale supremo, Xiao Yang, la Cina sta lavorando per adattarsi all'orientamento mondiale che tende ad abolire o a limitare l'uso della pena di morte. Ma, secondo lo stesso Xiao, a breve l'abolizione in Cina non è possibile perchè la gente crede fermamente nel concetto di "occhio per occhio" Oltre al silenzio governativo, la difficoltà nel reperimento di dati ufficiali sta anche nella strutturazione non centralizzata (almeno a questi fini) del sistema giudiziario nazionale, essendo le pene capitali irrogate autonomamente da tribunali la cui giurisdizione sarebbe paragonabile per estensione e per abitanti ad una media regione italiana. - Reati punibili con la pena capitale Il codice penale cinese prevede un numero elevato di reati la cui sanzione prevista sia la pena capitale. In totale, sarebbero una settantina i reati con pena capitali. Il codice penale del 1997 ha elencato almeno 68 reati capitali rispetto ai 28 di quello del 1979. Nel 1995 c'era stata comunque una riforma che aveva elevato a circa 74 i reati che prevedevano la pena di morte, tra cui diffusione della superstizione, contraffazione e speculazione. Oltre ad una nutrita serie di reati violenti (che comprendono le lesioni personali, il sequestro di persona, lo schiavismo, la rapina e l'omicidio (anche quello colposo), vi si notano fattispecie che riflettono le peculiarità culturali di quel paese; in campo di reati sociali, ad esempio, sono così puniti il gioco d'azzardo e la bigamia. Numerosi reati economici e tributari sono puniti con la pena di morte; fra questi la frode fiscale, il contrabbando, la falsa fatturazione, i reati contro il patrimonio dello stato (compresi impossessamento di beni archeologici, corruzione, concussione) e lo spaccio di banconote false. Quanto ai reati a sfondo sessuale, oltre allo stupro soggiacciono alla medesima previsione anche il lenocinio e lo sfruttamento della prostituzione, ma anche la diffusione di materiale pornografico. Ecco l'elenco completo: Esecuzioni dal 1993 (secondo dati dei tribunali cinesi o dal partito negli ultimi 10 anni e pubblicate da Amnesty International): - Procedure e tipi di sanzione Riguardo alle modalità esecutive, ne esistono due: la fucilazione, la più applicata e l'iniezione letale. La fucilazione è spesso collettiva, nel senso che più condannati vengono fucilati contemporaneamente. L'iniezione letale è stata introdotta nel codice penale del 1997 perchè considerata più umana e meno brutale della fucilazione. Oggi il numero delle esecuzioni tramite iniezione letale sta quasi per eguagliare quello delle fucilazioni. Alcuni resoconti giornalistici hanno segnalato che vi sarebbe una camera della morte allestita su un appositamente attrezzato furgone di produzione italiana (Iveco), che viaggiando nel territorio nazionale consentirebbe di eseguire le condanne usando una struttura mobile, con notevole risparmio di costi (particolare riportato dal programma Report di Raitre). Spesso l'annuncio di una condanna a morte viene fatta in luoghi pubblici e i condannati vengono esposti al pubblico e costretti ad abbassare la testa e a tenere al collo un cartello con il loro nome ed il crimine commesso. Agli imputati è spesso negato il diritto di avere un legale; quando la rappresentanza legale è concessa, gli avvocati hanno un giorno o due per preparare la difesa. Spesso le condanne sono stabilite prima del processo da un comitato giudicatore. Dopo la conferma di una condanna a morte gli imputati hanno da 3 a 10 giorni per ricorrere in appello. Quando non sono presentati appelli, la sentenza è automaticamente demandata all'Alto Tribunale del Popolo che prende una decisione entro un mese e mezzo. Raramente gli appelli sono accolti. La pena di morte è usata in maniera discriminatoria nei confronti delle classi sociali più basse e nella maggior parte dei casi le uniche prove contro gli imputati sono confessioni estorte sotto tortura. Particolarmente preoccupante è la pratica piuttosto comune di prelevare gli organi da condannati a morte giustiziati, senza il loro permesso. Fonte: http://www.segretariatosociale.rai.it/atelier/anno_diritti_umani/cina.html
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