Spagna: El mondo, giornale spagnolo pubblica un articolo intitolato "i due volti della Cina"

Rassegna Stampa
 

Il fatto di firmare, come lo ha fatto ieri la Spagna, un accordo di cooperazione strategica con la Cina può essere un successo se ciò serve a promuovere la democrazia nel paese asiatico ed apprezzare i vantaggi reciproci delle due nazioni per il vantaggio dei loro popoli e che questo non si confonde con un assegno a vuoto fatto alla dittatura comunista sempre in piazza a Pechino. Questi accordi permetteranno alle imprese spagnole di avere un mercato potenziale di 1,300 milioni di persone che offre la mano d’opera meno costosa al mondo e che è aumentata dal 7% all'11% nel corso degli ultimi venti anni. Tuttavia, perché ciò ne valga la pena, il nuovo accordo dovrà tenere conto allo stesso tempo delle opportunità ma anche delle vulnerabilità della nuova Cina.

Fra le opportunità, si evidenzia quella di piazzarsi in un mercato che produce già una buona parte dei beni di consumo del mondo, dal settore del tessile fino a quello degli elettrodomestici e delle applicazioni cibernetiche. La Cina rappresenta già quasi il 5% del PIL mondiale ed è la terza potenza commerciale del mondo. Fra le vulnerabilità del gigante asiatico che emergono, una è che è una delle dittature più repressive del pianeta e, secondo Amnesty International, l'anno scorso almeno 3,400 persone sono state uccise e 6000 condannate. La Cina reprime brutalmente il pluralismo politico, mediatico e religioso (più di 1,000 membri dell'associazione spirituale del Falun Gong sono morte a seguito di torture o di cattivi trattamenti nelle prigioni dal 1999), mantiene un contingente di 2,3 milioni soldati, ha investito ufficialmente quest'anno 30,000 milioni di dollari nella difesa (effettivamente due o tre volte tanto) e non rinuncia a recuperare Taiwan con la forza, utilizzando armi nucleari se necessario.

Se gli riconosciamo gravi carenze in materie prime, soprattutto energetiche, il deterioramento accelerato del suo ambiente e suoi 10 milioni di contadini che emigrano ogni anno nelle città alla ricerca di lavoro senza indennità di assistenza sociale e disoccupazione che garantiscono loro una sopravvivenza nei periodi neri, la prudenza è di mettere in evidenza il quadro delle relazioni con il socio cinese.

Con discorsi caratterizzati da belle parole, Zapatero, sia in occasione del suo viaggio a Pechino nel mese di luglio che in occasione della sua riunione ieri a Madrid con il presidente Hu Jintao, ne è soltanto uscito il lato positivo; si è offerto "di togliere l'embargo dell'armamento dell'Unione europea alla Cina" - qualcosa di inaccettabile da qualsiasi punto di vista - ed ha preferito ignorare la parte negativa. Zapatero vende come un grande successo la firma di un accordo di collaborazione strategica con la Cina che ad oggi detenevano solo la Francia, la Germania, il Regno Unito ed il Canada, ma dimentica che questi paesi superano di cinque volte il volume degli scambi e degli investimenti tra la Spagna ed il paese asiatico. E come se quello non bastasse, passa oltre il fatto che il socio privilegiato per eccellenza della nuova Cina non è nessuno di questi quattro paesi, bensì gli Stati Uniti.

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