Amnesty International: Cina - La repressione del Falun Gong ed altre cosiddette “organizzazioni eretiche” (I)

AI INDEX: ASA 17/011/2000 23 Marzo 2000
REPUBBLICA POPOLARE CINESE

"La nostra lotta contro il Falun Gong è protratta, aspra e complessa"
(Luo Gan, membro del Political Bureau del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese, rivolto ad una conferenza nazionale di direttori di dipartimenti giudiziari, 28 Dicembre 1999)

(estratto) (I parte)

1. INTRODUZIONE

Amnesty International chiede al Governo cinese di porre fine alle detenzioni arbitrarie, ai processi ingiusti e ad altre violazioni dei diritti umani, che scaturiscono dalla repressione del Falun Gong e di altri gruppi classificati dal Governo come “organizzazioni eretiche” (1) Tutte le informazioni disponibili indicano che la repressione ha delle motivazioni politiche; la legge è applicata in modo retroattivo per condannare gli accusati di reati politici e nuovi regolamenti legislativi sono introdotti per limitare ulteriormente le libertà fondamentali.

Nel proprio editoriale del 1° Gennaio 2000, il giornale ufficiale People’s Daily, riferiva sul “trattamento severo” dell’“organizzazione eretica del Falun Gong” come una delle principali conquiste del governo nel 1999. Il Governo sostiene che il Falun Gong, che insegna una pratica di meditazione ed esercizi, costituisce una grave “minaccia alla stabilità sociale e politica” in Cina. Ha bandito il Falun Gong il 22 Luglio 1999. Di conseguenza, ad Ottobre 1999, il parlamento cinese, il Congresso Nazional Popolare, ha adottato una disposizione legislativa per bandire tutte le “organizzazioni eretiche”. Dal divieto, le Autorità cinesi hanno portato avanti, a livello nazionale e provinciale, una feroce repressione dei praticanti del Falun Gong e dei membri di altre organizzazioni considerate “eretiche”.

Decine di migliaia di praticanti del Falun Gong sono stati arbitrariamente detenuti nelle mani della polizia; alcuni di loro ripetutamente per brevi periodi, e messi sotto pressione per rinunciare alla propria fede ed alla propria ideologia. Molti di loro sono stati presumibilmente torturati e malmenati durante la detenzione. (2) Alcuni praticanti sono stati detenuti in ospedali psichiatrici. Chi ha parlato pubblicamente della persecuzione dei praticanti, dal momento del divieto, è stato sottoposto a pesanti rappresaglie.

Se da un lato è difficile fare una stima esatta dei praticanti del Falun Gong attualmente detenuti o imprigionati, soprattutto per il continuo susseguirsi di arresti e rilasci, le informazioni disponibili indicano che sarebbero a migliaia. Alcuni sono stati accusati di reati e giudicati, mentre altri sono stati mandati nei campi di lavoro forzato senza essere sottoposti a giudizio. Secondo fonti ufficiali cinesi, a fine Novembre 1999, almeno 150 persone, ufficialmente descritte come membri “chiave” del Falun Gong, erano stati accusati per aver commesso un reato. Si pensa che il numero delle persone attualmente condannate o citate in giudizio, ai sensi del Codice di Procedura Penale, sia molto più elevato. I primi di Febbraio 2000, almeno 40 persone accusate ai sensi del Codice di Procedura Penale erano state giudicate e condannate alla prigione dopo processi ingiusti. Inoltre, centinaia, forse migliaia, di praticanti sono stati condannati, senza capo d’imputazione, a scontare pene di detenzione “amministrativa”, fino a tre anni, in campi di lavoro forzato. I processi ingiusti sono continuati e gli arresti e le detenzioni dei praticanti continuano ad essere riferiti quotidianamente.

Amnesty International teme che la detenzione ed i procedimenti giudiziari nei confronti dei membri del Falun Gong siano politicamente motivati, e che molti di coloro che sono posti sotto la sorveglianza della polizia, inviati nei campi di lavoro forzato senza processo, o condannati alla prigione ai sensi del Codice di Procedura Penale, siano arbitrariamente detenuti per aver esercitato pacificamente i diritti umani fondamentali. La maggior parte di loro è stata accusata di crimini quali l’organizzazione di/la partecipazione a riunioni “illegali” o dimostrazioni pacifiche, o aver stampato, venduto e distribuito libri ed altro materiale sul Falun Gong. Nel caso delle persone sottoposte a procedimenti giudiziari, le autorità non hanno fornito alcuna prova per dimostrare che gli imputati erano coinvolti in attività legittimamente considerate “crimine o reato” secondo gli standard internazionali. La maggior parte dei processi si sono svolti a porte chiuse ed alcuni sono stati tenuti in segreto. I rapporti disponibili indicano che questi processi sono stati grossolanamente sleali ed ingiusti. Esistono inoltre molti rapporti che dichiarano che i praticanti del Falun Gong sono stati sottoposti a torture o maltrattamenti, e che almeno dieci persone sono decedute sotto la sorveglianza della polizia in circostanze oscure, alcuni presumibilmente per le torture subite.

Amnesty International teme inoltre che questo tipo di violazioni dei diritti umani derivino dalla repressione nazionale di altri gruppi classificati come “organizzazioni eretiche”. Questa repressione è in corso – perlopiù senza essere riferita fuori dalla Cina – dal 1998 ed è portata avanti nell’ambito di una campagna “contro la superstizione”. (3) A Luglio 1999, questa campagna aveva portato ad oltre 20.000 arresti. Attualmente è estesa ad un numero di organizzazioni Qi Gong che promuovono esercizi di meditazione e respirazione simili a quelli praticati dal Falun Gong. Il presente rapporto cita alcuni esempi dei vari gruppi ed individui presi di mira in questa campagna. Le informazioni disponibili suggeriscono che almeno alcune delle persone detenute sono tenute prigioniere violando gli standard internazionali.

Amnesty International teme inoltre che le direttive, i regolamenti e le interpretazioni giudiziarie adottate dal Governo nel corso della campagna contro il Falun Gong ed altri gruppi possano produrre un impatto maggiore sulla libertà di espressione, associazione e credo in Cina. Il presente rapporto analizza alcuni di questi documenti ufficiali. Il Governo ha promosso la campagna come esempio della nuova enfasi posta sulla norma giuridica. Tuttavia, le direttive ufficiali ed i documenti legali prodotti per questa campagna minano i diritti sanciti dalla Costituzione cinese e gli standard internazionali.

Gli standard internazionali contemplano l’imposizione di alcuni limiti sulla libertà di espressione, associazione e credo, ma non concedono agli stati di decidere le circostanze di limitazione di dette libertà a propria discrezione. Gli standard internazionali impongono che queste restrizioni “avvengano per legge” , devono essere “necessari” e devono servire a perseguire un “obiettivo legittimo, quale la difesa della sicurezza nazionale, dell’ordine pubblico, della salute o della morale pubblici. Questi diritti fondamentali sono interpretati in maniera restrittiva, ed il principio della ‘proporzionalità’ è associato a quello di ‘necessità’ e ‘legittimità’. Per esempio, il requisito secondo cui le restrizioni possono servire a raggiungere un obiettivo ‘legittimo’, quale la difesa della pubblica sicurezza da una particolare minaccia, significa che i limiti imposti devono essere direttamente proporzionali a questa specifica minaccia e non andare oltre. In realtà, le restrizioni non possono essere applicate semplicemente per reprimere un’opinione o un credo. Nel caso del Falun Gong e di altri gruppi, la repressione del Governo cinese e la legislazione in materia di “organizzazioni eretiche” sono utilizzate espressamente a tale proposito.

Il Governo deve ovviamente dimostrare il perché di determinate restrizioni e perché la punizione dei membri del Falun Gong e di altri gruppi è garantita. Finora non l’ho ha fatto.

Amnesty International ha documentato circa 1.600 casi di detenzione, arresto o condanna dei praticanti del Falun Gong da Giugno 1999. Circa 740 di questi casi riguardano individui o gruppi di persone detenute poco prima o subito dopo del bando imposto a Luglio, che possono essere state rilasciate da quel momento, ma non se ne è saputo più niente. Gli altri casi comprendono circa 200 casi più recenti di persone poste sotto la sorveglianza della polizia, e circa 640 casi di detenuti, senza aver subito in processo, in “campi di lavoro forzato per la rieducazione” o condannati alla prigione secondo il Codice di Procedura Penale. Alcuni di questi rapporti riguardano individui identificati, altri si riferiscono a gruppi di persone senza nome. Una lista di questi rapporti e nominativi dei detenuti e prigionieri identificati sarà pubblicata tra breve in un documento a parte (ASA 17/12/00).
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(da continuare)

Copiato e tradotto da: http://web.amnesty.org/library/index/ENGASA170112002

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