FALUN GONG: IMPRENDITORE ITALIANO PRATICANTE DEL FALUN GONG “ESPULSO” DALLA CINA

Comunicato stampa dell’associazione Nessuno tocchi Caino
 

Alfredo Fava, il praticante italiano del Falun Gong che aveva partecipato attivamente alla giornata di mobilitazione nazionale del 25 settembre promossa insieme a Nessuno tocchi Caino e al Partito Radicale Transnazionale per denunciare la persecuzione in Cina del movimento spirituale non violento, è stato bloccato ieri all’aereoporto di Shangai e rispedito in Italia.

Alfredo Fava, è un imprenditore di Biella che gestisce in Cina, a Shangai, un’azienda manifatturiera di 35 dipendenti. Aveva un visto annuale e un permesso di residenza che scadevano nel gennaio del 2002. Quando ieri è giunto a Shangai, appena sceso dall’aereo è stato fermato da due funzionari della dogana che lo hanno portato in una sala appartata dove si è presentata una signora che gli ha comunicato che non è più persona gradita in Cina. Gli è stato ritirato il biglietto, modificata la data di rientro e quindi fatto subito rientrare in Italia.

Il Vice Presidente della Camera dei Deputati Alfredo Biondi ha preannunciato un’interrogazione parlamentare sul caso.

Per l’associazione Nessuno tocchi Caino le autorità politiche dei paesi democratici devono attivarsi affinché in Cina la liberalizzazione economica non sia disgiunta dallo sviluppo democratico e dal rispetto dei diritti civili. Il rischio è che si affermino regole assurde, quali quella che sembra aver colpito l’imprenditore italiano e cioè che, per esercitare in Cina attività economica, gli imprenditori devono addirittura dichiararsi atei o abiurare fedi non gradite al regime.

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