Cinque praticanti del Falun Gong uccise sotto custodia

Altre cinque praticanti del Falun Gong sono state uccise dalle autorità cinesi, come riportato dai parenti delle vittime e altri testimoni oculari. Le vittime hanno perso la vita in circostanze sospette sotto la custodia della polizia con numerosi resoconti di torture con bastoni elettrici e percosse quali cause del decesso. Gran parte delle vittime furono arrestate semplicemente a causa del possesso di materiali concernenti il Falun Gong o per aver inviato informazioni sulla persecuzione. La loro morte rientra in un allarmante modello di violenza e assassinio che segue le direttive del governo cinese, istituito nel trascorso maggio per "punire più severamente" chiunque colto nella diffusione di informazioni riguardanti il Falun Gong o la sua persecuzione.

Le cinque vittime assassinate sono:

Chen Qiulan, della città di Daqing nella provincia di Heilongjiang. Stando alla testimonianza dei familiari,Chen è stata torturata a morte attorno alla mezzanotte del 14 agosto, dopo circa due mesi di abusi subiti in custodia nel centro di detenzione della città di Daqing. Chen fu arrestata in luglio per la diffusione di informazioni concernenti il Falun Gong Percossa in stato di incoscienza numerose volte durante la detenzione, è stata inoltre privata di ogni attenzione medica.

Yang Ruiyu, della città di Fuzhou, provincia di Fujian. Yang è morta a causa delle torture e dei maltrattamenti il 22 luglio, dopo tre giorni di detenzione nelle mani della polizia. I testimoni riportano che il corpo di yYang presentava al momento del decesso un impressionante buco della misura di un pugno nell'area della vita. Gli ufficiali dell'ufficio della pubblica sicurezza di Fuzhou hanno frettolosamente cremato il corpo di Yang e impedito ai conoscenti di vedere il corpo; la famiglia ha subito pesanti pressioni al fine di non far conoscere la sua morte.

Durante i suoi tre giorni di prigionia Yang fu completamente privata del sonno.

Zhang Fengyun, della città di Lanzhou, provincia di Gansu. Il 10 agosto ai familiari fu notificato che Zhang era morta sotto custodia della polizia nel centro di detenzione di Xiguoyuan, nella città di Lanzhou. Zhang sembra essere deceduta a causa delle ferite subite durante l'alimentazione forzata. Era stata in sciopero della fame dal 28 luglio. Si dice che Zhang sia stata crudelmente colpita durante la sua detenzione.

Zeng Xianmei, della città di Dalian, provincia di Liaoning. Si crede sia morta il 13 agosto, a seguito di quattro giorni di abusi sotto detenzione. Zeng fu imprigionata il 9 agosto, dopo che la polizia del distretto di sicurezza di Xigang aveva fatto irruzione nel suo appartamento, trovandovi i libri del Falun Gong. I testimoni riferiscono che il corpo di Zeng era coperto di ferite; le autorità hanno cercato di dissimulare la sua morte come un suicidio.

Wu Lianjie, della città di Baicheng, provincia di Jilin. Wu è morta in circostanze sospette tra il giorno 19 e il giorno 20 di agosto sotto la custodia dell'ufficio di pubblica sicurezza di Gongzhuling. Le autorità hanno cercato di far apparire la sua morte come un suicidio, asserendo che Wu si era buttata da un edificio. Stando ad un resoconto di prima mano, un corpo di donna è stato lanciato dallo stesso edificio la mattina del 20 agosto.

Ciò porta il numero noto dei praticanti del Falun Gong uccisi in Cina a 272. Altre decine di migliaia di praticanti languiscono nelle prigioni, negli ospedali psichiatrici e nei campi di lavoro, dove sono detenuti illegalmente e dove vengono continuamente torturati, violentati e sottoposti a lavaggio del cervello.

Il centro di informazione della Falun Dafa chiede che i funzionari del governo cinese permettano un'investigazione indipendente su queste cinque morti, piuttosto che avanzare vuote negazioni di copertura facendo monotonamente apparire ogni morte come un suicidio.

Noi chiediamo ancora una volta l'immediato, incondizionato rilascio di tutti i praticanti del Falun Gong detenuti in Cina, implorando il supporto della comunità internazionale nel nostro tentativo di soccorrere queste persone ingiustamente imprigionate.

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