Stop alle torture e alle violenze sessuali nei confronti delle praticanti donne in Cina

9 aprile 2001, ONU, Ginevra

Oggi nella Repubblica Popolare Cinese, non esiste niente di più pericoloso che una donna possa fare che credere nella Verità, Compassione, Tolleranza e praticare una serie di cinque esercizi di meditazione – vale a dire praticare il Falun Gong. Questo significa che potrebbe essere arrestata, messa in prigione, picchiata, torturata, subire abusi sessuali, stuprata o addirittura essere uccisa. E tutto questo per mano della polizia e di ufficiali del governo. È difficile immaginare che la leadership del [il nome del partito omesso] cinese è arrivata a questo livello. Eppure decine di milioni di donne hanno subito queste punizioni per le loro pacifiche credenze.

Il caso della sig.ra Chen Zixiu, della provincia di Shandong, spiega il terrore che le praticanti donne del Falun Gong devono affrontare ancora oggi in Cina. Esaminiamo il seguente rapporto dello Wall Street Journal dell’anno scorso:

Il giorno prima della morte di Chen Zixiu, coloro che la torturavano le chiesero di nuovo di rinunciare alla fede nella Falun Dafa. Ancora cosciente dopo essere stata ripetutamente colpita con un bastone usato per pungolare il bestiame, la 58enne scosse la testa ostinatamente. Gli ufficiali locali, infuriati, ordinarono alla sig.ra Chen di correre a piedi nudi in mezzo alla neve.

Due giorni di torture l’avevano ridotta con le gambe piene di lividi e i suoi capelli corti e neri erano coperti di pus e sangue, dicono le sue compagne di cella testimoni dell’incidente.

Si trascinò all’esterno, vomitò e crollò. Non ha più ripreso conoscenza ed è morta il 21 febbraio 2000. (Wall Street Journal, 20/04/00)

Anche Amnesty International ha riportato il caso della Sig.ra Chen e tanti altri casi. Fino ad oggi, i funzionari cinesi negano tutto e dichiarano che è morta per un attacco cardiaco.

La sig.ra Chen è una delle milioni di donne in Cina, cui sono stati negati i più basilari diritti dal luglio del 1999. Qualsiasi donna che osa continuare a praticare il Falun Gong e rifiuta di abbandonare le proprie credenze diventa il bersaglio di abusi. L’anno scorso, in questo stesso periodo, circa 30 praticanti sono morti a causa delle torture subite mentre erano sotto custodia della polizia. Un’anno dopo il numero è salito a più di 180; tra loro il 50% sono donne. È un aumento del 500% in un solo anno.

Centinaia di rapporti di prima mano hanno documentato le torture. Le donne sono spesso picchiate con vari strumenti: subiscono le scosse con i bastoni elettrici (quelli usati per stordire i buoi nei macelli, N.d.T.), spesso nella zona genitale; sono bruciate nelle zone sensibili con i mozziconi di sigarette e certe volte sono marchiate con ferri arroventati. Molte sono costrette a stare in piedi per ore all’aperto con temperature gelide, con al massimo una sottoveste e certe volte nude.

Molte donne praticanti sono diventate vittime di stupro e di abusi sessuali durante la detenzione. Li Juhua, una donna di 25 anni della Provincia di Hunan è stata detenuta qualche giorno dopo l’inizio della messa al bando del Falun Gong. È stata portata via dalle forze di sicurezza locale. Poi è stata violentata brutalmente dagli ufficiali della sicurezza stessa. Alcuni giorni più tardi è impazzita per il trauma subita ed è tuttora in via di recupero. In altri casi, come quello del campo di lavoro di Masanjia, le donne sono state spogliate nude e gettate in una cella piena di criminali maschi, i più violenti della prigione, che sono stati incoraggiati a stuprarle ed ad abusare di loro. Gli ufficiali di questo campo sono stati lodati dai funzionari per questi atti e sono stati mandati in altri campi di lavoro per formare lo staff con la loro tattica perversa.

La cosa allarmante è che neanche le madri e le donne incinte sono state risparmiate. Liu Qiuhong, anch’essa della Provincia di Shandong, è stata arrestata a casa sua perché praticava il Falun Gong. Durante il periodo di detenzione ben presto fu costretta a subire un aborto, nonostante fosse incinta all’ottavo mese. Il bimbo abortito quando fu rimosso era vivo e piangeva ancora; nessuno ha mai più visto questo bambino.

Dunque, cosa succede a coloro che abusano di queste donne? Nel caso degli assassini della sig.ra Chen, in realtà loro sono stati promossi. Molti funzionari e poliziotti sono stati premiati in denaro e promossi per aver trattato i praticanti in modo estremamente duro. Il presidente Jiang ha ordinato che i poliziotti che hanno picchiato i praticanti a morte non siano considerati responsabili. Ciò spiega il motivo per cui nessun singolo abuso è stato rimproverato dal governo. Questa situazione può essere definita solo come moralmente repulsiva.

Questo e altri incidenti suggeriscono che la leadership cinese, con Jiang Zemin al timone, non ha nessun riguardo per le norme di legge. Ciò che è giusto e ciò che è sbagliato diventano un pasticcio ingarbugliato. Mentre Jiang cerca il vantaggio politico e un nome durevole per se stesso, milioni di persone soffrono e perdono la loro vita.

La dichiarazione della Repubblica Popolare Cinese che “I diritti umani in Cina non sono mai stati meglio” è una presa in giro della dignità umana. E’ una promemoria agghiacciante di come i funzionari cinesi stanno ingannando se stessi e tentando di ingannare gli altri.

Le donne che praticano il Falun Gong hanno continuato a farsi avanti per far conoscere la verità. Questo è ciò che hanno dimostrato di fronte alle orribili malvagità subite. Adesso, hanno bisogno dell’aiuto del mondo.

Noi ci appelliamo ancora una volta perché si ponga fine immediatamente al bando e alla persecuzione del Falun Gong e siano rilasciati dalle prigioni tutti i praticanti.

Noi chiediamo alle Nazioni Unite (ONU), ai media, ai governi, alle organizzazioni e agli individui a unirsi a noi per questo appello.

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