La persecuzione del Falun Gong e come iniziò

Rappresentazione delle torture sofferte dai praticanti Falun Gong(The Epoch Times)
Prima del 1999, le persone provenienti da ogni sentiero della vita, inclusi molti membri del Partito Comunista, praticavano gli esercizi del Falun Gong nei parchi in tutta la Cina. Le autorità comuniste avevano perfino promosso il Falun Gong. Tuttavia, nell’estate del 1999, innumerevoli aderenti riempirono le strade della capitale cinese per protestare per la messa al bando illegale che si sarebbe presto trasformata in ciò che i maggiori avvocati dei diritti umani chiamano genocidio contro il Falun Gong.

Come il Massacro di Piazza Tiananmen del 1989, l’inizio di questo genocidio fu determinato da una manciata di ufficiali del Partito Comunista di alto rango, con l’allora Presidente Jiang Zemin come principale istigatore, nonostante l’opposizione di molti altri ufficiali e membri del Partito. Era evidente fin dall’inizio che ci fosse una dicotomia di pensiero all’interno del Partito Comunista stesso, dal momento che un 30 per cento stimato di membri praticava Falun Gong.

I semi della persecuzione furono impiantati per la prima volta nel 1996. Sebbene il Falun Gong avesse ricevuto numerosi premi ed encomi da molte parti, inclusi vari dipartimenti governativi, i libri del Falun Gong, tra i libri più venduti, vennero messi al bando e il giornale gestito dallo stato, il Guangming Daily, pubblicò i primi articoli di critica al Falun Gong.

Nel luglio 1998, il Ministero di Pubblica Sicurezza emanò il Documento N. 555, intitolato Comunicazione sull’indagine del Falun Gong, sostenendo che il Falun Gong fosse un culto eretico. Il Ministero cominciò una serie di indagini, cercando prove a sostegno di questa conclusione e la polizia cominciò a creare scompiglio nei luoghi di pratica degli esercizi, intercettando le telefonate e perquisendo le abitazioni degli aderenti che avevano aiutato a organizzare le attività. Anche i media gestiti dallo stato intensificarono i propri attacchi sul Falun Gong.

Giustapponendo ciò, alla fine del 1998, uno studio condotto dalla Commissione Sportiva di Stato della Cina stimò che più di 70 milioni di persone praticassero Falun Gong in Cina. Nel 1999, un ufficiale della Commissione Sportiva Nazionale della Cina, parlando con la U.S. News & World Report, dichiarò che la Falun Dafa “Può far risparmiare ad ogni persona 1000 yuan l’anno in spese mediche”. Lo stesso ufficiale continuò dicendo: “Il Premier Zhu Rongji è davvero felice a riguardo.”

Qiao Shi, che servì l’incarico da presidente della Commissione Permanente del Congresso Nazionale del Popolo e fu un membro del Politburo (Ufficio Politico del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese), condusse le proprie indagini, assieme ad altri membri di alto rango del Congresso, nelle dichiarazioni del Documento 555. Dopo mesi di indagine, il gruppo ha concluso: “Il Falun Gong possiede centinaia di benefici per il popolo cinese e per la nazione e non fa neanche un po’ di male.”

Nonostante questi rapporti, l’aprile del 1999, accadde il primo incidente principale a Tianjin, dove il l’ex principale di propaganda e fisico, He Zuoxiu, screditò il Falun Gong e il qigong in generale, su una rivista dell’università di Tianjin. Gli aderenti al Falun Gong del posto si riunirono là, chiedendo alla rivista di prestare attenzione al danno arrecato alla loro reputazione. Il 23 e 24 aprile, per la prima volta, intervenne la polizia, picchiando e arrestando 45 praticanti.

Il giorno seguente, il 25 aprile, più di 10.000 praticanti si recarono all’Ufficio del Consiglio di Stato di Petizione a Pechino per fare appello circa l’incidente di Tianjin. Furono condotti attorno alle mura del complesso governativo a Zhongnanhai e si incontrarono con l’allora Premier Zhu Rongzhi, chiedendogli il rilascio dei praticanti arrestati, per togliere la messa al bando dei libri stampati e per permettere alla pratica di riprendere senza interferenze. Zhu Rongzhi ordinò il rilascio dei praticanti a Tianjin e rassicurò i praticanti che il Falun Gong non sarebbe stato messo al bando.

Ciononostante, Jiang Zemin, capì di essere geloso perché il Falun Gong aveva ammassato più persone di quanto non fece il Partito Comunista Cinese (PCC), così erodendo potenzialmente le sue basi di potere, creò l’Ufficio 6-10, un’agenzia segreta col mandato di sradicare il Falun Gong, il 10 giugno 1999. Garantì la propria autorità extra-legale al di sopra di tutti i livelli di polizia, di governo e delle corti locali. L’Ufficio 6-10 diventò più tardi, ed è tuttora, lo strumento primario per arrestare, torturare e uccidere gli aderenti al Falun Gong.

Jiang ordinò una vera e propria repressione il 20 luglio 1999, quando la polizia iniziò ad arrestare persone che considerava essere degli organizzatori chiave. Il 22 luglio 1999, cominciò un blitz tramite i media. Trasmissioni radio, televisive e colonne di giornali erano riempite di attacchi sul Falun Gong ventiquattro ore su ventiquattro. Persino protestare per la messa al bando era illegale. Dopo solo sette giorni di campagna, le autorità si vantavano di aver confiscato più di due milioni di libri “illegali” del Falun Gong; i Servizi Segreti orchestrarono addirittura dei roghi per bruciare i libri. Nel periodo della repressione, Jiang affermò che lui e il PCC avrebbero annientato il Falun Gong entro tre mesi.

La colonna portante della propaganda

Nel gennaio 2001, i media gestiti dallo Stato sostennero che numerosi praticanti Falun Gong si fossero dati fuoco durante una protesta in Piazza Tiananmen. Questa cosiddetta auto immolazione diventò la colonna portante della propaganda del Partito contro il Falun Gong. Immagini di una giovane ragazza ustionata hanno rivolto molti in Cina contro il Falun Gong.

Tuttavia, indagini condotte dal Washington Post e altri, che includevano delle analisi a rallentatore della sequenza video del Partito, sollevarono seri dubbi sulla versione del PCC e postularono che questo incidente poteva essere stato ben inscenato per screditare il Falun Gong.

In seguito a questo episodio, gli arresti si sono intensificati rapidamente e decine di migliaia di aderenti al Falun Gong furono mandati in centri di lavaggio del cervello, carceri, campi di lavoro e manicomi per essere picchiati e abusati sessualmente, per subire l’alimentazione forzata, per subire iniezioni con droghe lesive per il sistema nervoso e per subire il lavaggio del cervello, con migliaia di torturati a morte e di mutilati. Il Dipartimento di Stato Statunitense: il 2007 Country Report on Human Rights Practices ha affermato che Manfred Nowak, lo Special Rapporteur on Torture dell’ONU, ha sostenuto che il 66 per cento di tutte le vittime di presunta tortura in custodia al governo erano aderenti al Falun Gong.

Rapporti sull’espianto d’organi sono iniziati a emergere nel 2006. David Kilgour, il membro parlamentare in servizio per il periodo più lungo del Canada, e David Matas, avvocato dei diritti umani internazionalmente acclamato, hanno studiato queste dichiarazioni e hanno concluso che fossero vere, pubblicando i loro risultati nel rapporto Bloody Harvest. Fino al 2007, hanno affermato che ci sono stati almeno 41.000 casi in cui gli organi espiantati potrebbero soltanto provenire dagli aderenti al Falun Gong. I procedimenti, hanno suggerito, venivano spesso eseguiti mentre le vittime erano ancora vive.

Dieci anni dopo e il genocidio contro il Falun Gong continua inalterato. Data la repressione totale dei media e di internet in Cina, i cittadini cinesi e persino molti ufficiali comunisti non conoscono o non comprendono la vera storia sul Falun Gong o l’intensità del genocidio contro i suoi aderenti.

John Andress è un portavoce per la Falun Dafa in Australia

Versione inglese: http://www.theepochtimes.com/n2/content/view/19681

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