Italia, Venezia: Attività per il chiarimento della verità in Campo San Polo

I praticanti del Veneto con il sostegno di alcuni praticanti provenienti da regioni limitrofe hanno organizzato a Venezia delle attività per commemorare le migliaia di vittime della persecuzione del Falun Gong in Cina e per sensibilizzare le persone che sono ancora all’oscuro dell’esistenza della più grave persecuzione della storia contemporanea, in atto ormai da diciassette anni.

Nonostante il grande caldo, i praticanti si sono ritrovati nelle giornate del 2, 16 e 30 luglio, in Campo San Polo; hanno allestito un gazebo per la distribuzione del materiale informativo in diverse lingue, eseguito gli esercizi della pratica del Falun Gong e raccolto firme per la petizione.

Numerosi passanti si sono fermati per approfondire le informazioni ricevute, attratti dalla musica, dai movimenti degli esercizi ed anche dagli striscioni che presentavano la bellezza della pratica, in contrasto con la gravità e la crudeltà della raccolta forzata di organi attuata nei confronti dei prigionieri di coscienza del Falun Gong.

Dopo essere venuti a conoscenza delle atrocità che accadono ancora oggi in Cina per mano del regime comunista cinese, gli abitanti dell’isola e i turisti provenienti da ogni parte del mondo hanno dimostrato il loro sostegno mediante parole d’incoraggiamento e la sottoscrizione della petizione della DAFOH (Doctors Against Forced Organ Harvesting) con il desiderio e la speranza che la persecuzione e il prelievo forzato di organi abbia fine al più presto.

Alcuni cinesi che passavano vicino allo stand del Falun Gong hanno ricevuto del materiale informativo, increduli di aver trovato a Venezia dei praticanti occidentali che indossavano le magliette gialle, con le scritte in cinese: Falun Dafa e Verità, Compassione, Tolleranza; i praticanti hanno fornito loro informazioni diverse rispetto a quelle ricevute nel proprio paese d’origine. Altri turisti cinesi invece sono passati di fretta o con indifferenza, senza prendere il materiale loro offerto, molto probabilmente a causa della campagna diffamatoria che il PCC ha diffuso dal 20 luglio 1999 per creare odio nei confronti della pratica.

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