Sedere su uno sgabellino: come il PCC trasforma un accessorio ordinario in uno strumento di tortura.

(Minghui.org) C’è un metodo di tortura usato dal PCC (Partito Comunista Cinese) che nei termini, suona relativamente “civilizzato”. È chiamato “sedere su uno sgabellino”. Lo sgabello è alto circa 20 cm e largo circa 8. La forma di questi sgabelli usati per la tortura varia in base al luogo.

Per esempio, a Shanghai, nei campi di lavori forzati o nelle prigioni, le vittime vengono di solito forzate a sedere su degli sgabelli ricoperti di fili. Questi fili sono sottili, così quando le persone si siedono, il peso corporeo fa si che ci sia contatto con lo sgabello. Le guardie della prigione inoltre hanno addestrato i prigionieri a calciare lo sgabello da dietro, causando così un duro strofinamento della carne delle vittime contro i fili. Dopo essersi seduti su un tale sgabello per più di un’ora, i glutei delle vittime cominciano a riempirsi di vesciche, che successivamente si aprono e si infettano. Il sangue trapela dai pantaloni e crea delle macchie di sangue sullo sgabello. Le vittime sono spesso forzate a sedersi immobili per più di 22 ore al giorno, giorno dopo giorno, per uno, due o perfino per tre anni.

Questo metodo di tortura è cominciato nel campo di lavori forzati di Masanjia, provincia di Liaoning, dove gli fu attribuito il nome “Kaqi”, stando a significare che, coloro che si siedono sugli sgabellini dovrebbero essere ordinati e curati come oggetti imballati insieme. Questo metodo, al campo di lavoro forzato di Jamusi, provincia di Heilongjiang, è chiamato “Ma Da Pai” (impilare una lunga fila di diverse vittime).

Il campo di lavoro forzato di Masanjia ha inoltre modificato un po’ il metodo, chiamandolo “sedere su una piccola tavola”. I praticanti del Falun Gong sono forzati a sedere su un pavimento di mattoni, entro uno spazio di 60 cm per 60. Il corpo delle vittime deve stare entro quel piccolo spazio. Sedendo in questo modo per lungo tempo, i glutei diventano pieni di lacerazioni con pus.

Il campo di lavoro combinava spesso tale tortura con la loro cosiddetta “istruzione”. Mentre i praticanti erano forzati a sedere in questo modo, le guardie accendevano un registratore al massimo volume. Essere soggetti a continuo rumore ad alti decibel può causare seri danni. La praticante del Falun Gong, la signora Mi Yanli, è stata torturata in questo modo per più di venti giorni di fila, senza poter dormire.

Il campo di Masanjia ha inoltre promosso il suo metodo di tortura in altri campi di lavoro e carceri, come un modo per forzare i praticanti a rinunciare al loro credo. Nel giugno del 2000, un “gruppo di sostegno” proveniente dal campo di lavoro di Masanjia si recò al campo di lavoro di Hewan, per trasmettere la loro “esperienza” nel perseguitare i praticanti del Falun Gong. Gli ufficiali del campo di Hewan hanno immediatamente messo in pratica quanto appreso, e la forma di tortura che usavano più frequentemente era “sedere su uno sgabellino”.

Nel 2005, il carcere femminile Yunnan No. 2, inviò un gruppo al campo di Masanjia, per imparare come avevano “trasformato” i praticanti del Falun Gong. “Sedere su uno sgabellino” era uno dei metodi che hanno portato indietro con loro.

Con questo metodo forzano i praticanti del Falun Gong a sedere in piedi su uno sgabellino, dalle 6.30 fino alle 23, picchiandoli se si fossero mossi anche un poco, finché i glutei non avessero presentato lacerazioni con fuoriuscite di pus. Yang Mingshan, capo della prigione ha detto sfacciatamente: “… riguardo alle vostre lamentele sui praticanti del Falun Gong che vengono forzati a ‘sedere su uno sgabellino’ come punizione corporale. Come definireste questo? È solo una forma di studio. Avete prove di una punizione corporale? Ne prendo la responsabilità legale. Se volete lamentarvi, sentitevi liberi di riportarlo ai miei superiori”.

Il carcere femminile di Yunnan non solo ha confuso “sedere su uno sgabellino” con “studio”, ma l’ha anche combinato con i lavori forzati. La signora Han Junyi, una donna di 73 anni, nel 2009 è stata arrestata e portata al carcere femminile Yunnan No. 2, e detenuta nell’unità 9. Non le era permesso di uscire dalla sua cella ed era forzata a sedersi su un piccolo sgabello dalle 6.30 alle 22.30. Le era consentito solo di alzarsi occasionalmente quando c’era del lavoro da fare. È stata forzata a sedersi sullo sgabellino nella stessa cella per tre anni e i suoi glutei si sono ricoperti di spessi calli. Potete immaginare com’è stato per una donna di 73 anni, sedersi su uno sgabellino nella stessa cella per tre anni?

Inoltre, come forma di tortura, le vittime sono forzate a sedersi in una particolare posizione. Il carcere di Gangbei (più tardi chiamato carcere di Haibin) a Tianjin, forza i praticanti del Falun Gong a tenere diritti la testa, il busto e la schiena e gli occhi bene aperti, mentre sono seduti sugli sgabelli. Zhao Gang dal distretto Nankai, Tianjin, fu arrestato e portato al carcere di Gangbei. Fu forzato a sedersi sullo sgabellino per venti ore, dalle quattro di mattina fino a mezzanotte.

Gli esecutori usano inoltre sigarette per bucare la parte inferiore dello sgabello di plastica, in questo modo la superficie diventa molto ruvida e presenta spigoli taglienti. Zhao Gang fu forzato a sedere su uno di questi sgabelli e a tenere un pezzo di carta tra le braccia e tra le gambe. Se la carta fosse caduta, lo avrebbero insultato, picchiato e gli avrebbero sputato. Quando non riusciva a sedere diritto e inclinava il corpo, gli esecutori usavano due spazzole da scarpe per graffiargli le costole.

C’è un’altra forma di tortura ancora più crudele di “sedere su uno sgabellino”. Un praticante che era detenuto al campo di lavoro forzato di Tuanhe, a Pechino, era alto circa 6.3 piedi (192 cm) e fu forzato a sedere su uno sgabellino per diversi mesi. Vedendo che nonostante ciò, non abbandonava ancora il suo credo, le guardie segarono di 10 cm le gambe posteriori dello sgabello, così era costretto a sedersi sul bordo frontale. Questo gli ha causato ancora più dolore.

Il praticante Liu Huijiang, 44 anni, proveniente dalla Fujinon Tianjin Optical Co. Ltd, era un ufficiale di rango battaglione, della sezione 2 del Dipartimento di Stato Maggiore della PLA. Dopo essere stato seduto su uno sgabellino per nove giorni, i suoi glutei avevano lacerazioni e infezioni, e le sue condizioni erano peggiorate a tal punto da avere pezzi di carne attaccati ai pantaloni. Quando si tolse i pantaloni, vennero via anche pezzi di pelle, e le ferite sanguinarono malamente. I suoi pantaloni erano fradici di sangue e pus, che colavano sul pavimento, e tutta la stanza era ricoperta da un terribile odore.

In che modo gli esecutori forzano i praticanti del Falun Gong a sedere sugli sgabellini? L’ingegner Zhou Xiangyang, della società Third Railway Survey and Design Institute, venne arrestato e portato alla prigione di Gangbei. Non appena uscì dalla volante della polizia, quattro detenuti lo afferrarono, lo portarono dentro e gli rasarono la testa. Poi lo forzarono a sedersi sullo sgabellino premendo contro le ginocchia da davanti, le cosce dai lati e la schiena da dietro.

Il 23 settembre 2009, sempre nella prigione di Gangbei, il praticante Wu Diangzhong è stato forzato a sedere sullo sgabellino dai detenuti : Zhang Suo, Zhang Xiaoyue, Zhang Di e Zhang Jianmin. Il sig. Wu rifiutò di sedersi. I quattro delinquenti lo premettero forzatamente sullo sgabello. Il sig. Wu resistette, quindi gli afferrarono i piedi, gli piegarono il corpo in avanti, e gli premettero giù la sua testa. Improvvisamente, si sentì un ‘crack’ provenire dalla schiena del sig. Wu e il suo corpo collassò. Perse la sensibilità della parte superiore del corpo e da allora il sig. Wu è rimasto disabile.

Il praticante Lin Shusen della contea di Anqing, provincia di Heilongjiang, aveva ottenuto un lavoro dopo essersi laureato. È stato detenuto nella prigione di Qianjin. Verso le ore 17.00 del 17 gennaio 2007, dopo che il sig. Lin era rimasto seduto su uno sgabellino per un giorno intero, il detenuto Yang Jingtao gli si avvicinò di nuovo. Gli afferrò con forza le spalle e premette le ginocchia contro la sua schiena, dicendogli che stava “correggendo la postura”. Quando il sig. Lin si alzò e resistette a quello che gli veniva fatto, Yang Hingtao s’infuriò e lo calcio così forte che la sua caviglia destra si fratturò a causa del violento attacco.

A volte, le guardie usavano insieme la pratica di “sedere su uno sgabellino” e “cuocere l’aquila a fuoco lento” (tortura della privazione del sonno) per perseguire i praticanti del Falun Gong. La signora Wang Jinfan, un’insegnante della scuola superiore Railway No. 1 di Qiqihar, provincia di Heilongjiang, fu condannata a 10 anni di carcere. Venne detenuta nell’unità 9 del carcere femminile di Harbin, dove venne forzata a sedere su uno sgabellino e le fu vietato di chiudere occhio per 24 ore. Se lo avesse fatto, gli esecutori gli avrebbero spruzzato acqua negli occhi e l’avrebbero picchiata duramente. Dopo essere stata seduta per lungo tempo, i suoi glutei diventarono molto doloranti. Dopo quattro o cinque giorni di questa tortura fisica e mentale, cominciò ad avere allucinazioni : i segni sul muro si trasformavano in piccole sagome umane che potevano perfino muoversi, dalle sue scarpe imbottite sembravano crescere dei capelli lunghi un pollice, e l’intera stanza si era trasformata in qualcos’altro.

Anche un piccolo e ordinario sgabello è diventato uno strumento di tortura per persone innocenti nelle mani del PCC.

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