Cittadino statunitense trattenuto in Cina perché praticante di Falun Gong

Un cittadino statunitense è stato fermato in Cina perché praticante di Falun Gong.
Funzionari cinesi hanno sollevato capi d’accusa che potrebbero significare fino a 15 anni di galera.

L’americano racconta al funzionario del consolato statunitense: “Non ho fatto niente di sbagliato…, mi considerano un prigioniero politico semplicemente perché pratico Falun Gong.”
Il dott. Charles Li, un cittadino americano praticante di Falun Gong, è stato trattenuto dopo il suo arrivo all’aeroporto di Guangzhou il 22 gennaio, 2003. Rischia una condanna a 15 anni in una prigione cinese su accuse non ben definite e può contattare l’ambasciata statunitense solo per 30 minuti al mese.

NEW YORK (FDI) – Charles Li, un cittadino statunitense di Menlo Park, California, è stato trattenuto all’aeroporto di Guangzhou subito dopo essere atterato il 22 gennaio, 2003. E’ stato poi trasferito a circa 1.500 km di distanza, nel centro di detenzione Yangzhou nella provincia di Jiangsu.

Due giorni dopo, le autorità cinesi hanno formalmente informato il consolato statunitense di Shangai, affermando che Charles sarebbe stato incriminato per sabotaggio di apparecchiature televisive e/o radiofoniche – un’accusa che, secondo un funzionario statunitense a Shangai, potrebbe significare fino a 15 anni di galera.

Ieri, parlando con un funzionario del consolato statunitense, Charles ha respinto le accuse. Gli ha detto di essere certo che le autorità cinesi lo stiano trattando come un prigioniero politico solo perché pratica Falun Gong.

Erping Zhang, portavoce del Centro Informazioni di Falun Dafa, afferma: “Un americano innocente, solo perché praticante di Falun Gong, è stato illegalmente arrestato e minacciato con false accuse che potrebbero portarlo a 15 anni in prigione. Questo è atroce…Charles deve essere rilasciato immediatamente. Chiediamo al governo statunitense e al popolo americano di intervenire subito per far tornare Charles dalla Cina.”

Procedure legali corrette sono improbabili per un cittadino americano.
Un funzionario statunitense ha potuto ieri incontrarsi con Charles per 30 minuti ed è stato informato che tali incontri sarebbero stati permessi solo una volta al mese, sempre per 30 minuti.
Il funzionario statunitense ha riferito di aver fornito a Charles durante il loro breve incontro una lista di procuratori legali. In passato comunque, assistenza legale e un processo corretto sono stati formalmente negati ai praticanti di Falun Gong.

Secondo un lancio dell’agenzia di stampa AFP del 24 agosto, 1999: “Il governo cinese ha ordinato agli avvocati cinesi di non assumere la difesa di praticanti di Falun Gong. Questo ordine deriva dalle notifiche del Ministero della Giustizia agli uffici delle procure delle città maggiori.”
Alcune fonti all’interno della Cina indicano che nel 2001 il Ministero ha leggermente cambiato la sua strategia: invece di un rifiuto totale di assistenza legale, agli avvocati viene richiesto di “adeguarsi completamente alla politica del governo centrale” e vengono “designati” a rappresentare i praticanti di Falun Gong davanti alle corti.

Dal luglio del 1999, senza nessun procedimento legale oppure con dei processi-farsa, più di 100.000 praticanti cinesi di Falun Gong sono stati mandati nei campi di lavoro e nelle galere, dove sono regolarmente sottoposti a tortura e a “sedute di lavaggio del cervello”. Il Centro Informazioni di Falun Gong ha verificato i dettagli di 560 casi di morte (dati di fonte controllata), mentre dei funzionari governativi all’interno della Cina riferiscono che i casi di morte ben sopra i 1.600. Alcune fonti ben addentro alla situazione ne stimano un numero molto più alto.

Stranieri nel mirino: una nuova moda?

In un altro caso, Nancy Chan, una cittadina australiana, è stata trattenuta da funzionari cinesi a Chegdu, sempre il 22 gennaio, 2003.

Il sig. Zhang commenta: “Questi fatti significano un allarmante aggravarsi della persecuzione nei confronti dei praticanti di Falun Gong. Nella scorsa settimana abbiamo constatato che due stranieri sono stati trattenuti e posti di fronte alla possibilità di essere incriminati con accuse pretestuose solo perché praticanti di Falun Gong. Falun Gong è praticato in più di 60 paesi del mondo…, all’apparenza nessun cittadino di tali paesi può ritenersi sicuro nel caso dovesse effettuare un viaggio in Cina.”
Jan Becker, cittadina australiana ed ex membro della squadra di nuoto olimpica dell’Australia, condivide questa preoccupazione. “Cosa dovrebbero fare quelli che praticano Falun Gong e devono recarsi in Cina per affari, oppure per seguire una conferenza, o magari per competere ai giochi olimpici del 2008?”
Jan Becker conclude: “Il regime di Jiang non ha fatto niente di meno che inquadrare una parte della comunità mondiale al fine di perseguitarla. Indipendentemente dalla razza, dalla nazionalità o dall’età, un praticante di Falun Gong è in grave pericolo in Cina.”

Antefatti

Falun Gong, conosciuto anche come Falun Dafa, è una pratica di meditazione e di esercizi e i suoi insegnamenti sono basati sui principi universali di “Verità-Compassione-Tolleranza”. E’ una pratica che è stata insegnata in modo riservato per migliaia di anni, prima che fosse resa pubblica nel 1992 dal sig. Li Hongzhi. Falun Gong ha le sue radici nella cultura tradizionale cinese, ma è distinta e separata da altre pratiche quali le religioni buddista e taoista. Dalla sua introduzione nel 1992, con il passaparola si è rapidamente diffusa in tutta la Cina ed è ora praticata in più di 50 paesi.

Quando fonti governative hanno stimato sui 100 milioni i praticanti di Falun Gong, il presidente cinese Jiang Zemin ha messo fuorilegge questa pratica pacifica, timoroso di qualcosa che tocca i cuori e le menti di più cittadini di quanto riesca a fare il partito comunista. Incapace di abbattere gli spiriti dei milioni di persone che hanno sperimentato miglioramenti nella loro salute e cambiamenti positivi nelle loro vite per merito di Falun Gong, il regime di Jiang Zemin ha intensificato la sua campagna propagandistica per mettere l’opinione pubblica contro la pratica e nel frattempo silenziosamente imprigionando, torturando e persino assassinando quelli che la praticano.

Il Centro Informazioni di Falun Dafa ha verificato in dettaglio 560 casi di morte violenta da quando nel 1999 è iniziata in Cina la persecuzione. Funzionari governativi dentro la Cina riportano comunque che il reale numero di morti violente è ben sopra 1.600, mentre fonti informate ne stimano un numero ben più alto. Centinaia di migliaia sono stati incarcerati e più di 100.000 sono stati condannati ai lavori forzati, quasi sempre senza un processo.

Potete stampare e diffondere gli articoli ed i contenuti pubblicati su Clearharmony, ma per favore citate la fonte.