Racconti di prima mano rivelano la realtà

NEW YORK, 30 maggio (FDI) — Durante una visita organizzata recentemente per i media in una parte del campo di lavoro di Masanjia, la cruda realtà della vita nei campi di lavoro cinesi è stata ben nascosta. La verità è che i prigionieri devono sopportare duri lavori, cibi marci, acqua sporca, ambienti poco igienici e superafollati, oltre alle estorsioni pecuniarie a loro e ai loro familiari. Oltre a ciò, gli ufficiali infliggono ai prigionieri tutti i tipi di torture fisiche e psicologiche, incluso l'incatenare i prigionieri in posizione disumana, picchiarli fino alla perdita dei sensi, usare bastoni elettrici e, se rifiutano di abbandonare la propria fede pacifica, torturare alcuni di loro fino alla morte.

I seguenti sono alcuni casi attuali di praticanti del Falun Gong che sono stati detenuti nei campi di lavoro in Cina:

· Amy Lee, artista e disegnatrice di moda (DC) Detenuta e picchiata fino alla perdita di coscienza dopo essere stata arrestata in Piazza Tienanmen. È stata violentata e nel campo di lavoro è stata forzata a produrre giocattoli per l’esportazione negli USA. Prima che scappasse negli USA è stata alimentata forzatamente e torturata in un ospedale psichiatrico. Suo marito, a causa della tremenda pressione, è stato costretto a divorziare e la ha deprivata del diritto di custodia del loro bambino.

· Sig.ra Jian Tang, Ph.D. (Manchester, Missouri), detenuta nel centro di detenzione Tianhe, incatenata, alimentata forzatamente e obbligata a assemblare fiori di plastica per l'esportazione in una cella senza riscaldamento in pieno inverno.

· Sig.ra Liu Dongmei, lettrice in Northeast Finance and Economics University. Condannata a 3 anni di detenzione nel campo di lavoro per la rieducazione di Masanjia, ha subito il lavaggio del cervello da parte delle guardie ed è stata obbligata ad abbandonare la propria fede. Recentemente ha denunciato coloro che l’hanno torturata e i loro metodi.

· Alicia Zhao, Marketing Manager (California), arrestata e portata via dalla sua camera dell'albergo in mezzo alla notte. Detenuta per due settimane in un campo di lavoro forzato, Alicia fu obbligata a sopportare le condizioni severe, gli abusi e il lavoro manuale per la produzione di oggetti per l’esportazione. Gli aguzzini avevano preparato "una cella modello", con i confort completamente nuovi, ma si trattava solo di scenografia, giusto da far vedere ai visitatori , ma non per usi reali.

Tanti altri racconti dettagliati sono disponibili sul sito http://www.faluninfo.net/. Contattate per favore l'Infocenter della Falun Dafa per interviste con i praticanti che sono stati imprigionati nei campi di lavoro cinesi che sono attualmente residenti negli USA e in Canada.

Il contrasto tra questi scuri scenari e le storie amene costruite la settimana scorsa per i media nel campo di lavoro Masanjia è stridente. Come mai i prigionieri mostrati a Masanjia portavano le giacche con i nomi scritti con le lettere occidentali ma non i caratteri cinesi? Perché stavano guardando i programma della rieducazione in inglese sottotitolato in cinese? Perché ci hanno messo un mese per praparare la visita dei cronisti (vedete il comunicato stampa di FDI il 26 aprile riguardante l'annuncio cinese di permesso ai visitatori a Masanjia)? Perché i due terzi dei prigionieri non si possono vedere? Queste anomalie provocano ulteriori dubbi sulle scene presentate dalla PRC, così come l’odore penetrante di "pittura fresca" che si poteva sentire durante il “tour”, raccontato dal corrispondente della NBC.

Se il governo cinese vuole seriamente eticchettare i suoi campi di lavoro come "centri di villeggiatura benevoli", dovrebbe garantire le visite non preannunciate a campi di lavoro in qualsiasi momento e luogo scelto dai corrispondenti dei media internazionali. Se gli ufficiali e i prigionieri selezionati con cura non avessero mesi per fare le prove delle loro interviste, le rappresentazioni sarebbero così raffinate e positive come quelle testimoniate dai cronisti la settimana scorsa? Lasciamo giudicare dai media internazionali e dal pubblico quali racconti di vita dei campi di lavoro sono credibili. I campi di lavoro in Cina sono sempre più numerosi e sono gli strumenti di morte dell'arsenale cinese contro la libertà di credenza, un contro-esempio ben raffinato non serve a molto per ripulire il nome di Jiang Zemin.

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