Shandong: Madre di un bambino di due anni condannata al carcere per la sua fede, la famiglia chiede il rilascio incondizionato

(Minghui.org) Nel gennaio 2016 la felice visita di un bambino alla città natale della madre si è presto trasformata in un incubo. Xuanxuan, un bimbo di due anni della città di Qingdao, si trovava nella casa dei nonni nella contea di Changle, quando in quel giorno ha assistito alla fuga della nonna e all'arresto della madre.

La polizia di Changle ha preso di mira le due donne perché si rifiutano di rinunciare al Falun Gong, una disciplina spirituale perseguitata dal regime comunista cinese.

Il 10 gennaio 2016 gli agenti si sono presentati per la prima volta a casa di Shi Baohua nel tentativo di arrestarla, ma riuscendo a scappare è stata costretta a vivere lontano da casa per evitare altri arresti.

Il giorno dopo i poliziotti sono tornati e con l'inganno hanno convinto Qin Lili, figlia di Shi, ad andare con loro alla stazione di polizia locale. La donna li ha seguiti, ma non è più ritornata a casa. Da allora alla famiglia e al figlio Xuanxuan non è mai stato permesso di vederla.


La signora Qin Lili


Il figlio della signora Qin

Il 20 luglio 2016 la praticante è stata processata e tre mesi dopo condannata a tre anni di carcere. Subito dopo il ricorso, un tribunale superiore locale ha restituito il caso al tribunale che aveva svolto il processo e che da allora lo ha lasciato in sospeso.

Nel frattempo Qin è sempre rimasta al centro di detenzione n.1 della città di Weifang. Il figlio ha rifiutato di andare all'asilo nido per paura che non avrebbe mai visto più i suoi cari. La famiglia chiede il sostegno della popolazione per aiutarla a ottenere il rilascio, poiché esercitando il diritto costituzionale alla libertà di credo, non ha violato alcuna legge.

La famiglia ricattata

La polizia di Changle ha provato a riempirsi le tasche ricattando i suoceri di Qin.

Shan Jicheng dell'ufficio della sicurezza interna della contea di Changle, ha chiamato il suocero e gli ha chiesto di pagare 20.000 yuan (*) in cambio del rilascio della nuora.

L'anziano ha inviato il denaro, ma senza risultato e quando ha ricontattato Shan per avere spiegazioni, gli è stato detto che servivano altri 10.000 yuan.

Lui ha inviato rapidamente il secondo importo richiesto, ma la donna non è stata liberata. Ha appreso più tardi che già alla prima richiesta di pagamento del riscatto, Shan aveva trasferito il caso della nuora, alla Procura (*) della contea di Changle. Era indignato dal fatto che Shan non avesse mai avuto intenzione di aiutarla.

Il suocero ha allora presentato una denuncia penale contro Shan, che alla fine ha restituito il denaro in due rate.

Negate le visite dei familiari

Dopo l'arresto di Qin, il suo bambino è stato mandato a vivere con i nonni paterni. Essi l'hanno portato con loro sia alla Procura che al tribunale della contea di Changle per appellarsi in favore della madre, tuttavia il procuratore Wang Songhai e il giudice Liu Qiang del tribunale inferiore, si sono rifiutati di incontrarli e di concedere loro un incontro con la nuora nel centro di detenzione.

Al momento è un anno e quattro mesi che Xuanxuan sta piangendo per la mancanza della madre.

Condannata alla prigione, ricorso in appello in fase di stallo

Il 20 luglio 2016 Qin è stata processata nel tribunale della contea di Changle. Il suo avvocato ha sostenuto che in Cina nessuna legge criminalizza il Falun Gong e ha chiesto l'assoluzione della cliente. Il giudice Liu Qiang ha aggiornato l'udienza senza emettere alcun verdetto.

Tre mesi dopo il giudice Liu ha annunciato un verdetto di colpevolezza contro la praticante, condannandola a tre anni di carcere.

La donna ha immediatamente presentato un appello, tuttavia la Corte Intermedia di Weifang ha restituito il caso al tribunale della contea di Changle, il quale non ha compiuto alcun progresso per darne un esito finale.

(*) GLOSSARIO

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