Human Right Watch su Falun Gong: Meditazione Pericolosa

La campagna cinese contro il Falun Gong (IV Parte)
 

(Estratto) (IV Parte)
V. PRATICANTI DEL FALUNGONG DETENUTI: RESOCONTI A CONFRONTO

Il presente capitolo analizza le informazioni disponibili relative ai praticanti del Falun Gong detenuti in prigione, nei campi di rieducazione attraverso il lavoro, in strutture per il trattamento delle malattie mentali ed altri servizi di prigionia. Lo stesso prende in considerazione le caratteristiche demografiche dei detenuti, le accuse, se presenti, contro di loro e i tipi di violazioni dei diritti umani da loro subiti durante la detenzione. L’analisi è necessariamente di carattere provvisorio e ben lungi dall’essere completa. La Cina non permette che siano effettuati controlli autonomi nelle prigioni e nei campi di rieducazione ed ha fatto sì che sia estremamente pericoloso, per i membri del nucleo familiare, gli amici o i colleghi di lavoro, parlare con i giornalisti o altri estranei se non sotto il massimo controllo.

Quasi tutte le informazioni, di cui Human Right Watch dispone, provengono da fonti ufficiali di governo cinesi o dal Falun Gong, entrambi interessati a diffondere dati a supporto delle rispettive dichiarazioni o rivendicazioni. Il Governo cinese deve mostrare il numero di persone la cui vita è stata distrutta dalla pratica del Falun Gong; il Falun Gong tenta di dimostrare la portata della repressione governativa. Non esiste un modo sicuro per controllare le informazioni provenienti da entrambe le fonti e ciò rende dunque impossibile una valutazione completa delle dichiarazioni contrastanti sul numero delle sentenze giudiziarie, dei casi di rieducazione attraverso il lavoro, delle morti in prigione e così via.

Nonostante questo limite fondamentale e la necessità di agire con la massima cautela, si possono trarre alcune conclusioni di carattere provvisorio. L’analisi dei dati disponibili rivela particolari su chi è detenuto, in che tipo di strutture, che tipo di prova a carico viene utilizzata contro costui, come viene trattato in prigione e chi il governo cinese decide di punire più severamente. Il numero di praticanti condannati per vie legali è esiguo e sembra limitarsi ai leader di spicco del Falun Gong, gli editori ed i distributori su vasta scala. La stragrande maggioranza è stata condannata a campi di lavoro forzato ai fini rieducativi, una forma di pena amministrativa che non contempla una sentenza di tipo giudiziario. Esiste una spiccata discrepanza tra le spiegazioni addotte dai praticanti del Falun Gong e quelle del Governo cinese per le morti in prigione ed i racconti del trattamento dei detenuti in prigione, nei campi di lavoro ed altre strutture. Esistono tuttavia sufficienti prove a dimostrazione del fatto che la tortura ed altri abusi sono comuni almeno in alcune strutture.

Procedimenti giudiziari

Come già detto, soltanto pochi membri del Falun Gong detenuti in prigione sono perseguiti attraverso le vie legali. Anche se il materiale di pubbliche relazioni del Governo cinese ha ripetutamente ribadito che i leader del Falun Gong sono riusciti a convertire le persone al proprio credo con il ricorso alla frode, sovvertendo l’ordine pubblico con la protesta e la diffusione di dicerie, compromettendo così il benessere della nazione conducendo campagne contro le cure mediche, non vi sono molte prove per dimostrare che soltanto pochissimi appartenenti del Falun Gong sono stati giudicati per questi capi d’imputazione. Al contrario, fino a metà 2001, i procedimenti giudiziari formali sembrano concentrarsi su due gruppi: i massimi esponenti del Falun Gong processati per aver organizzato ed utilizzato un culto per infrangere la legge, organizzare riunioni illecite, diffondendo falsità superstiziose e facendo trapelare segreti di stato ed i appartenenti implicati nella stampa, pubblicazione e distribuzione del materiale sul Falun Gong, da utilizzare in Cina, ed accusati di aver pubblicato la notizia sugli abusi subiti dai praticanti al pubblico d’oltremare. In quanto tali, i procedimenti giudiziari, che portarono a sentenze tra i tre e gli otto anni, violavano direttamente i diritti fondamentali dei membri del Falun Gong di libertà di espressione, ideologia ed associazione.

Ad Agosto 2001, dopo che il Falun Gong aveva abbandonato queste attività, sotto la forte pressione del Governo, pesanti pene di condanna alla prigione, nel caso peggiore fino a tredici anni, furono comminate a chi era stato accusato di aver organizzato la stampa di volantini e striscioni, utilizzando Internet per diffondere il materiale del Falun Gong, o aver organizzato incontri dei praticanti. Un presunto praticante fu condannato all’ergastolo per la sua presunta partecipazione nell’organizzazione dell’incidente di auto-immolazione a Gennaio 2001. 166

Il 20 Agosto 2001, il Governo cinese riferiva ufficialmente oltre 350 procedimenti giudiziari. 167 Soltanto alcuni dei nomi furono resi pubblici. Il 27 Aprile 2001, fonti del Falun Gong elencavano 193 prigionieri rinomati e riferiva che altri sessantasei stavano scontando la propria pena, senza tuttavia identificarli. 168 Non sono disponibili cifre relative ai casi in attesa di giudizio né da fonti ufficiali di governo né dal Falun Gong.

A Gennaio 2001, diciotto mesi dopo la messa al bando iniziale del Falun Gong, ed una riaffermazione del divieto imposto sul materiale del Falun Gong, l’agenzia di stampa Xinhua denunciava in primo piano i casi di violazione pubblica, citando 3.000 casi di stampa e distribuzione illegale scoperta dagli organi di pubblica sicurezza. 169 Anche se il rapporto citava soltanto pochi esempi, le fonti ufficiali ne dichiararono pubblicamente altri. Seguono degli esempi che illustrano i tipi di casi finalmente presentati in giudizio.

- 19 Agosto 2001: un tribunale di Beijing condannava Zhang Xiongwei a tredici anni di prigione per aver stampato, insieme ad altri, 98.000 volantini ed aver preparato 2.800 striscioni. 170

- 1° marzo 2001: il tribunale popolare intermedio N°1 di Beijing condannava Xue Hairong a sette anni di prigione per aver scaricato informazioni dal sito web del Falun Gong, trasformandoli in opuscoli ed organizzandone la distribuzione. 171 Morì in prigione, di leucemia, il 22 Marzo 2001. 172

- 5 Dicembre 2000: il tribunale popolare intermedio N°1 di Beijing condannava Peng You, Mu Chunyan, Chen Supin e Zhang Lixin a pene fino a otto anni per “aver stampato illegalmente la pubblicità sul culto del Falun Gong”. Avevano presumibilmente stampato e distribuito varie centinaia di migliaia di volantini e 200 compact disk. 173

- 14 Giugno 2000: un tribunale di Shijazhuang, provincia di Hebei, processava Gu Linna, uno dei principali organizzatori di una conferenza stampa clandestina catturata insieme ad alcuni giornalisti stranieri ad Ottobre 1999. Fu condannata a quattro anni di prigione, presumibilmente lo stesso giorno del processo. Fino al 23 Aprile 1999, quando Gu trasmise, via etere, un programma favorevole al Falun Gong, la stessa era reporter e direttore di un programma di economia per l’emittente radiofonica popolare di Shijazhuang.

- 26 Gennaio 2000: il Tribunale distrettuale di Dongcheng di Beijing condannava due sorelle, Li Xiaobing e Li Xhiaomei, rispettivamente a sei e sette anni per aver esercitato un’attività illegale nel principale punto (negozio) di Beijing per l’acquisto di libri, nastri e materiale sul Falun Gong. Le Autorità cinesi dichiararono che quel negozio aveva venduto 1,8 milioni di libri. 175

- 6 Gennaio 2000: il Tribunale Popolare Intermedio di Wuhan condannò marito e moglie, Wang Hansheng e Xu Xianglan, a sei e otto anni di prigione per aver pubblicato, stampato, copiato e venduto circa quattro milioni di libri, oltre un milione di fotografie ed oltre mezzo milioni di prodotti audio-visivi. 176

Rieducazione attraverso il lavoro, centri di trasformazione

La persecuzione del Governo cinese non si è limitata agli organizzatori strategici, gli editori di alto livello, i principali distributori o chi fa proseliti su piccola scala. Questa si è rivolta piuttosto contro i praticanti di basso profilo – appartenenti gregari – intenzionati a difendere pubblicamente il Falun Gong. Le pene applicate a quest’ultimo gruppo sono state tipicamente più lievi, ma ai suoi membri sono stati inflitti gravi abusi psicologici e fisici, compresa la tortura ed il maltrattamento. All’inizio della repressione, la maggior parte dei dimostranti detenuti venivano trattenuti soltanto per qualche giorno di “rieducazione”, in parte perché il governo sembra essersi sbagliato nel giudicare la gravità della pena, in parte perché non c’erano strutture permanenti sufficienti per l’incarcerazione a lungo termine di decine di migliaia di praticanti. Quando divenne ovvio che lo smantellamento del Falun Gong non sarebbe avvenuto in tempi brevi, e quando le dimostrazioni divennero regolari avvenimenti quotidiani, le autorità cominciarono presumibilmente a perdere la pazienza nei confronti dei praticanti detenuti che, una volta rilasciati, riaderivano alle proteste pubbliche in Piazza Tienanmen. A Ottobre 2000, la politica cinese cambiò. Invece dell’Ufficio di Pubblica Sicurezza, che circondava i dimostranti, scortandoli fino a casa o detenendoli per qualche giorno o settimana, “i principali dipartimenti di Beijing…decidevano di praticare uno ‘stile rigoroso” per gestire i membri ostinati del Falun Gong”. 177 Nella speranza di agevolare la “trasformazione” permanente dei “recidivi” identificati, si decideva di condannare, con procedimenti amministrativi, questi individui alla rieducazione attraverso il lavoro, in alcuni casi anche fino a tre anni. 178

Secondo alcune stime, dall’inizio della repressione, sembra che circa 10.000 appartenenti siano stati condannati, con procedimenti amministrativi, a scontare pene di rieducazione. Il Governo ha pubblicato pochi numeri e ancora meno nomi, anche se un articolo pubblicato a Maggio 2001, sulla stampa ufficiale, che descriveva il processo di riabilitazione nell’Istituto di Rieducazione attraverso il lavoro Masanjia, provincia di Liaoning, forniva un indizio. Secondo l’articolo, il numero complessivo di donne praticanti del Falun Gong detenute nell’Istituto, sarebbe ammontato a circa 1000, il 90% delle quali sarebbe stato “rieducato con successo”. Trecento donne avevano scontato completamente la pena alla quale erano state condannate; altre trecento avevano avuto una riduzione della pena oppure era stato loro concesso di finire di scontarla fuori dal campo di lavoro. 179 Un secondo racconto riferiva che, a Giugno 2001, nel Campo di Lavoro ai fini rieducativi di Tuanhe, in periferia di Beijing, erano detenuti 340 praticanti del Falun Gong ed altri ottanta erano stati rilasciati. 180

La condanna a tre anni di detenzione può essere imposta per via legale o amministrativa, ed entrambi i metodi sono stati utilizzati per trattare casi di persone appartenenti al Falun Gong. Non è chiaro il motivo che induce a prendere una decisione in merito, ma secondo una fonte ufficiale cinese nessuno sarebbe stato condannato alla rieducazione soltanto per essere un praticante del Falun Gong, quanto piuttosto per aver commesso il “piccolo” crimine di aver infranto la legge e sovvertito l’ordine pubblico. Il commento a quanto sopra suggerisce che le condanne giudiziarie erano riservate ai veri e propri organizzatori di proteste o a chi diffondeva pubblicazioni sul Falun Gong. 181 Come già detto, la casistica disponibile è in linea con quest’interpretazione.

La lista redatta dal Falun Gong, sulle persone condannate con procedimenti amministrativi, dipende dalle informazioni trapelate e manca spesso di dati cruciali, quali le date relative alla detenzione, la lunghezza della pena ed i nomi delle città natali, rendendo dunque difficile una convalida delle ipotesi. 182.

Oltre alla prigione ed ai campi di rieducazione, alcuni rapporti indicano che le autorità provinciali hanno istituito un sistema di punti o centri di “trasformazione” extra-giudiziale per “svolgere un efficace attività di educazione e trasformazione delle menti dei praticanti del Falun Gong”. 183 I primi rapporti ufficiali illustravano il processo come qualcosa di benigno, ma i rapporti sugli incontri successivi all’incidente d’immolazione, del Gennaio 2001, e la Conferenza Centrale di Lavoro, a Febbraio 2001, indicano una linea molto più dura. Durante un incontro tenuto a Giugno nella provincia di Jiangsu, il vice segretario di Partito invitava “tutte le Autorità ed i dipartimenti locali” a creare “i meccanismi necessari” per portare avanti il lavoro, compresa l’istituzione di “gruppi di assistenti e lavoratori addetti all’educazione”, quadri dirigenti e persone di ogni ceto sociale. 184 Informava i presenti che la metà dei praticanti “ostinati” e “zelanti” del Falun Gong avrebbero dovuto essere trasformati entro la fine dell’anno e che la trasformazione doveva essere permanente per l’80%. Anche se non si faceva alcun riferimento ai metodi di trasformazione, racconti del Falun Gong e dei giornalisti suggeriscono che l’abuso psichico e fisico poteva essere molto grave. 185

Morte durante la detenzione, tortura ed altri maltrattamenti

Esistono prove che dimostrano una serie di abusi contro i membri del Falun Gong detenuti, compresi pestaggi, elettro shock ed altre forme di tortura, alimentazione forzata e somministrazione di farmaci psicotropi, così come la forte pressione psicologica esercitata per convincere i detenuti a ritrattare. L’analisi dei rapporti del Falun Gong e di quelli di Governo fornisce un’idea del trattamento durante la detenzione e di chi sarebbe stato sottoposto agli abusi peggiori. Tuttavia, come già detto, è difficile verificare i racconti dei praticanti o i rapporti ufficiali di tipo occasionale.

Il 27 Giugno 2001, il Falun Gong sosteneva che circa 234 praticanti erano deceduti per morte sospetta in prigione o immediatamente dopo il rilascio, e che molti altri erano rimasti vittima di tortura e maltrattamenti. 186 I funzionari cinesi di pubblica sicurezza “non commentavano” oppure fornivano spiegazioni alternative per giustificare i decessi avvenuti, del tipo “morto per infarto”.

Il primo decesso riferito dal Falun Gong risale a Luglio 1999, quattro giorni dopo il bando imposto sul movimento. 187 I casi sono divisi in maniera quasi uniforme per sesso e sono concentrati per regione. Oltre il 50% dei praticanti, la cui residenza era stata annotata, vivevano a Shandong o nelle tre province nord-orientali di Heilongjiang, Jilin e Liaoning. Il Falun Gong era nato a Nord-est, dove aveva il maggior seguito.

Le stesse quattro province erano quelle in cui era avvenuto il decesso in oltre il 40% dei casi che avevano elencato appunto la località in cui persone avevano trovato la morte. Anche se soltanto sette praticanti presenti sulla lista erano residenti a Beijing, ottanta erano stati arrestati lì e ventisette, più del 10%, erano deceduti lì. Il Falun Gong concentrò le proprie proteste in Piazza Tienanmen, ed è proprio lì che molti appartenenti del Falun Gong, che si erano recati a Beijing dalle proprie province di provenienza, incontrarono per la prima volta gli ufficiali di pubblica sicurezza. La maggior parte fu subito posta sotto la custodia dei governi provinciali di guardia a Beijing. Dieci praticanti, tra i trentasei ritraspostati nelle rispettive province di provenienza, morirono durante il viaggio.

I dati esistenti forniscono due considerazioni: la prima è la discrepanza tra le spiegazioni ufficiale e quelle fornite dal Falun Gong, relative ai decessi. Fonti del Governo cinese non dicono quasi niente sui decessi. Secondo il Falun Gong, le Autorità cinesi avevano fornito una spiegazione soltanto per settantadue casi di decessi, più di un terzo dei quali era attribuito al suicidio secondo il Governo. Problemi di carattere medico, quali infarto, polmonite e “avvelenamento del sangue” avrebbero causato altri trenta casi di decesso; sei persone erano presumibilmente decedute per sciopero della fame; tre si erano presumibilmente lanciate da edifici o veicoli in movimento; tre erano presumibilmente decedute in seguito ad una caduta ed una era presumibilmente morta in un incidente automobilistico. Viene elencato soltanto un caso di morte “naturale”. La recensione del Falun Gong riporta soltanto un caso in cui le Autorità riconoscono la violenza – un referto autoptico locale indica come causa di un caso di decesso “colpi con oggetti ottundenti”. 188

Fonti del Falun Gong identificano la causa di morte in più del triplo dei casi. Si dice che i maltrattamenti abbiano causato 103 decessi, più del 55% del totale; l’alimentazione forzata un ulteriore venti per cento e lo sciopero della fame il sedici. Due persone sono presumibilmente decedute in seguito alla somministrazione di farmaci psicotropi in istituti psichiatrici, sembra che altre due siano morte per avvelenamento, cinque sono presumibilmente decedute per malattia e sette per suicidio. Sembra che quasi la metà dei decessi sia avvenuta in stazioni di polizia o centri di detenzione: un quadro coerente con una politica di condanna preliminare, volta ad ottenere “confessioni volontarie” da parte dei detenuti.

Una seconda considerazione importante riguarda l’intervallo tra la data della detenzione e la data di morte. Fonti del Falun Gong riferiscono le date di detenzione ed almeno i mesi in cui si è verificato un decesso in 156 casi. Se si leggono i dati secondo un approccio di tipo più conservatore, settantanove persone, vale a dire oltre la metà del totale, sono decedute in sole due settimane di detenzione e quarantaquattro nel giro di pochi giorni. Altre trenta sono morte nell’arco di due mesi ed i rimanenti quarantacinque sono sopravvissuti per oltre due mesi.

Come già detto, i racconti di decessi di praticanti del Falun Gong, avvenuti durante la detenzione, sono pubblicati sul sito web del Falun Gong anche se le fonti precise sono raramente pubblicate. Dato il pericolo di rivelazione dei racconti alla famiglia, agli amici o ai compagni di prigione, che diffondono le informazioni, le storie sono solitamente attribuite ai “Praticanti del Continente cinese”. Soltanto raramente i giornalisti e le organizzazioni umanitarie hanno potuto accedere a fonti diverse da quelle del Falun Gong o ufficiali. In uno di questi casi, Zhang Xueling, che aveva raccontato ad un giornalista straniero che sua madre, Chen Zixiu, era morta in seguito ad un pestaggio della polizia, era stato condannato a tre anni di lavoro forzato ai fini rieducativi. La Sig.ra Zhang aveva tentato di ottenere il certificato di morte di sua madre per dimostrare che la stessa era morta in seguito ad abuso da parte degli organi di polizia e non, come i funzionari avrebbero detto, per infarto. 189 La Sig.ra Chen è deceduta a Febbraio 2000; la Sig.ra Zhang non è stata sottoposta a giudizio fino al 24 Aprile 2001, meno di una settimana dopo che il giornalista coinvolto nella vicenda aveva vinto un premio prestigioso per il suo racconto sull’odissea della donna. 190.

Sembra che il Governo cinese sia responsabile di questi decessi. I praticanti non sarebbero mai dovuti essere detenuti per attività quali manifestazioni pacifiche per protestare contro il divieto imposto sul Falun Gong, la pratica di esercizi del Falun Gong in luoghi pubblici e per aver organizzato la distribuzione della letteratura sul Falun Gong. Non dovevano essere costretti a rinunciare al proprio credo quale condizione necessaria per il rilascio dalla prigione, da centri di detenzione o campi di lavoro forzato ai fini rieducativi. In molti casi, il loro rifiuto a capitolare durante gli interrogatori sembra aver condotto direttamente alla loro morte.

Fonti del Falun Gong hanno anche riferito metodi di tortura diffusi in prigione e nei campi di lavoro. Le Autorità cinesi hanno replicato con la semplice reiterazione di vecchie tematiche ormai note. Il direttore dell’Amministrazione carceraria, per esempio, ha semplicemente detto che la tortura è proibita per legge e che in tutte le prigioni vi sono uffici e casette postali speciali per “trattare le pratiche illegali”. 191 Per quanto concerne l’abuso nei campi di lavoro per la rieducazione, il capo dell’ufficio cinese anti-culto ha ribadito quello che un giornale ufficiale aveva riferito nel 1997, quando era stato chiesto un rafforzamento del sistema, sostenendo inoltre che la rieducazione è simile al modo in cui i genitori trattano i propri figli, i medici i propri pazienti e gli insegnanti i propri studenti. 192 Per i praticanti del Falun Gong, l’obiettivo consiste nell’ “educare, riformare ed [evitare che siano] fuorviati…” 193 Secondo quanto detto sopra, il cittadino canadese Zhang Kunlun avrebbe fortemente dissentito con questa caratterizzazione. Sia il caso di Zhang che altri racconti pubblicati suggeriscono che la violenza fisica e la coercizione psicologica sono metodi comunemente usati nei campi di prigionia e che la situazione è peggiorata nel tempo. 194

Le informazioni su due casi provengono da una risposta del Governo cinese alle indagini condotte dal Relatore Speciale delle Nazioni Unite sulla tortura, a Novembre 1999. secondo i funzionari di governo cinese, Zhao Jinhua non era morto in seguito ai pestaggi della polizia, come era stato detto, quanto piuttosto per aver rifiutato il ricovero ospedaliero per curare la propria patologia cardiaca. 196 In un secondo caso, quello di Yu Hanxin, i funzionari di governo avevano negato di non aver fatto ricorso a metodi di tortura durante l’interrogatorio. 197 Per quanto riguarda gli altri quattro casi citati, il Governo cinese non aveva replicato oppure, in alternativa, aveva riferito che non era stato possibile individuare il praticante. 198

Detenzione in strutture psichiatriche

Stabilire quanti membri del Falun Gong sono stati detenuti e chiarire le modalità di trattamento durante il periodo di detenzione è reso ancora più difficile a causa del metodo comunemente adottato dal Governo cinese consistente nel trattamento o ricovero dei appartenenti del Falun Gong in strutture per la cura delle malattie mentali o ospedali psichiatrici. Secondo un medico dell’Istituto d’Igiene Mentale dell’Università di Beijing, i credenti convinti del Falun Gong soffrono di “turbe maniacali”, il loro stato psichico non è “normale” e la “soluzione più adeguata consiste nel ricorrere all’aiuto degli psichiatri in ospedale”. 199 Nella sua dichiarazione non ha fatto riferimento alcuno al ricovero ed alla cura forzati negli ospedali per la cura delle malattie mentali. A Febbraio 2001, un portavoce del ministro per gli esteri ha detto che le allusioni all’abuso ed al ricorso improprio alla psichiatria sarebbero “totalmente infondate”. 200 Il 18 Marzo 2001, il sito web del Falun Gong elencava i nomi di 214 presunti praticanti detenuti in strutture psichiatriche e ne indicava altri cinquantadue senza fare nomi. A quell’epoca, alcuni portavoce del Falun Gong stimavano che il numero complessivo di detenuti psichiatrici si aggirasse intorno a 1000. 201

Non è chiaro se vi sia un motivo logico per rinchiudere i praticanti del Falun Gong in centri psichiatrici. Robin Munro, autore di uno studio innovativo sull’abuso psichiatrico in Cina, ha dichiarato che molti di coloro che finiscono in queste strutture non ne hanno i requisiti. Continua dicendo che i “criminali politici”, il sottoinsieme che comprende i praticanti del Falun Gong, che mostrano “una sorprendente mancanza di qualsiasi istinto normale di auto-conservazione”, finiscono nelle strutture per il trattamento delle malattie mentali”. 202

Dalle informazioni disponibili sui praticanti del Falun Gong, confinati in strutture per la cura di malattie mentali, sembra che i giudizi relativi all’adeguatezza della sistemazione non siano dati sulla base di criteri psichiatrici generalmente accettati. D’altro canto, sono stati suggeriti vari motivi pragmatici per la pratica. Tra questi: che i praticanti sono mandati in ospedali psichiatrici quando sono rimasti detenuti in strutture tradizionali più a lungo rispetto a quanto stabilito dalla legge o quando il problema della sovrappopolazione si fa più grave nei centri di detenzione, oppure quando le autorità dei centri di detenzione tentano di ridurre i costi. In qualsiasi caso, il criterio ed il motivo che hanno indotto alla scelta di un determinato tipo di struttura di detenzione non sono chiari.

Un’analisi del materiale del Falun Gong, sulla chiusura dei praticanti in istituti psichiatrici, fornisce informazioni sui detenuti, ma solleva dei dubbi sul perché alcuni determinati praticanti sono stati selezionati. 203 Per esempio, più del 75% delle persone elencate per sesso sono donne, un profilo in linea con i rapporti, secondo i quali la maggior parte dei dimostranti risoluti sarebbe stata rappresentata da donne. La provincia di Shandong, dove la repressione è stata più diffusa, rappresenta oltre il 35% dei casi in cui viene indicata la località; Beijing rappresenta il 25%. Il numero di casi resi noti, o addirittura quelli che comprendono informazioni ai fini identificativi, è troppo basso per consentire di esprimere dei giudizi affidabili su determinate categorie, quali l’occupazione o lo stato sociale dei membri del Falun Gong, ma un campionamento fatto comprendeva un giudice di corte, un funzionario di Partito, quadri di vari uffici e commissioni governativi, funzionari militari, funzionari di polizia e polizia stradale, professori ed insegnanti, contabili, ingegneri, impiegati di banca, operai che lavoravano in fabbrica, nelle miniere, personale ospedaliero e nell’ambito del commercio al dettaglio, un manager in pensione di una società d’investimenti, un ricercatore ed un modello nel campo della moda.

I casi identificati, molti relativi a professionisti o personale di sicurezza, possono essere il frutto della volontà dei membri del nucleo familiare di divulgare le informazioni ai portavoce del Falun Gong, del più facile accesso alla posta elettronica o di altri metodi per trasmettere le informazioni, o altri fattori non identificati. D’altra parte, la preoccupazione del governo per la sicurezza ed il problema di disciplinare il personale recalcitrante dell’esercito, degli organi di polizia e dei quadri dirigenti di governo può aver rappresentato la prevalenza di quei casi tra quelli identificati.
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(da continuare)

Tradotto da:
Meditazione Pericolosa
La campagna cinese contro il Falun Gong
Copyright © January 2002 by Human Rights Watch.
Tutti i diritti riservati
Stampato negli Stati Uniti d’America.
ISBN 1-56432-270-X
Libreria del Congresso Catalogo Carda Numero: 2002100348

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